Senza filtro - Lettera aperta di Ricci alla stampa e al sindaco Gabbianelli

E ora il sindaco mantenga
le promesse per l'Arcionello
di Antonello Ricci

Viterbo 28 - agosto - 2004
Cari amici giornalisti, è a voi che mi rivolgo, confidando nella stima e nella civile solidarietà che avete dimostrato per la nostra battaglia culturale lunga ormai un anno. Segnale rassicurante di vitalità democratica per Viterbo.

La nostra protesta "sorridente", come tutti sanno, è per un parco. Un vero parco. Personalmente mi fido poco delle promesse del sindaco Gabbianelli: a sentir lui di parchi all'Arcionello e fosso Luparo ne farà addirittura due.

Per inciso: che le scelte urbanistiche della sua giunta non siano sempre il massimo per trasparenza e coerenza lo dimostra, tra l'altro, un'indagine in corso a proposito del discutibile progetto di "recupero" delle ex-ceramiche Tedeschi: un "panettone" che rischia di cancellare dal paesaggio urbano S. Maria in Gradi.

Ma, a parte questo, buon senso insegna che le promesse sono del marinaio. A tutt'oggi del nuovo Programma Integrato depositato in comune a febbraio non si sa niente. Semplicemente non se ne parla più: e dire che l'assessore Fracassini si era sbracciato per promettere - anche lui! - un incontro per presentarlo alla Città.
Ebbene, noi chiediamo il saldo di quelle promesse. Chiediamo quell'incontro. E soprattutto chiediamo che quelle promesse diventino garanzie.

Prima richiesta. Non sappiamo se l'indagine aperta dalla Procura della Repubblica porterà alla chiusura del cantiere della palazzina di 7 appartamenti che sta sorgendo sui ruderi della ex-cartiera Discepoli (pochi metri fuori dal perimetro del Programma Integrato). Ruderi, sarà bene non scordarlo, che il Piano Regolatore in vigore definisce "di notevole interesse". Le fondamenta di questa palazzina hanno già sfigurato per sempre uno dei punti più suggestivi della valle del fosso Urcionio. Comunque vada la vicenda, noi chiediamo che il Comune s'impegni a vincolare subito tutta l'area circostante per salvaguardare ciò che resta (e non è poco, credetemi) delle gore per l'alimentazione della ex-cartiera.

Insisto sul pasticciaccio della ex-cartiera perché, al di là del fatto specifico, il suo esito potrebbe scatenare importanti "effetti collaterali" indesiderati. Per esempio: se come ha sostenuto la Regione Lazio (a voce, si badi bene) per certe zone di Piano Regolatore la legge sulla salvaguardia dei corsi d'acqua non vale, chi garantirà ai Viterbesi che in futuro il Comune non lasci costruire 50 metri più a valle o a monte? Addio Arcionello, allora. Solo un vincolo può tutelare quei ruderi, pezzo significativo della nostra storia e identità cittadina.

Per essere più chiari. Nel nuovo Programma Integrato degli architetti Cesarini e Andreoli, a quanto se ne sa, c'è qualche palazzina in meno e qualche ettaro di giardino pubblico in più; il lato sinistro di via Belluno, libero da edifici, dovrebbe diventare verde attrezzato; l'urbanizzazione comunque, costruzioni e strade, si mantiene a distanza di rispetto dall'alveo del fosso. Il tutto, a quanto pare, per un miglior rispetto della legge e (in parte) del paesaggio. Ma se appena pochi metri più in là l'Urcionio venisse intubato…

Seconda richiesta. Buona parte del parco previsto nel Programma Integrato consiste in 11 ettari concentrati a monte della ex-cava Anselmi. È una bella cosa ma non basta. Noi chiediamo che il Comune s'impegni ad istituire come area protetta la suggestiva gola dell'Urcionio e le sue sponde almeno fino ai bottini dell'acquedotto d'inizio Novecento. Solo così sarà possibile proteggere la Palanzana da futuri appetiti palazzinari. Bloccando all'Arcionello la "linea del cemento".

E arginando in questo modo anche la cosiddetta "linea delle sorche" ("sorca" s'appella il ratto, in dialetto locale). Vorrei approfittarne per ricordare a tutti che l'ossessione del degrado sbandierata ripetutamente dal sindaco Gabbianelli e dall'assessore competente durante i giorni della nostra battaglia è di un'imprecisione che sfiora il ridicolo. I ratti escono infatti dalle fogne non certo dalla campagna. Fare più palazzi significherebbe solo "esportare" più a monte i ratti e, paradossalmente, il degrado. Il problema vero, semmai, è che le fogne andrebbero bonificate. Come ha capito benissimo chi all'Arcionello ha incontrato volpi e istrici, senza l'ombra d'un topastro (se non in mezzo alle macerie del cantiere per la bretella terminata in questi giorni). Se il sindaco vuole ammirare qualche Speedy Gonzales di dimensioni colossali venga invece a passeggio per il centro storico della sua Città. Non scherzo. Altro che set cinematografici, papi, sante e maresciallirocca.

Infine. C'è proprio la questione della bretella di collegamento tra via Genova e via De Gasperi: i lavori di sbancamento avevano cancellato già un anno fa un lungo tratto di strada medievale "tagliata" nel peperino. Denunciammo il fatto senza però osteggiare i lavori. Per senso di responsabilità. La realizzazione del semianello è questione senz'altro controversa e complessa, da non esaurire in due battute. Ma ora che i lavori si affacciano su fosso Luparo è necessario che il Comune ne garantisca il minimo impatto ambientale sulla valle. Altrimenti addio, parco.

Le proposte del Coordinamento "Salviamo l'Arcionello" hanno già una forma ben definita. Sono tutte in un progetto di legge depositato alla Regione Lazio nel dicembre 2003. Noi chiediamo al sindaco Gabbianelli di discuterne sul serio. Insieme. Non nel modo farsesco con cui la questione fu liquidata in Consiglio prima delle elezioni (proprio il sindaco, tra l'altro, si assentò dall'aula per tutto il tempo del magro dibattito). E non secondo il protocollo tipico della amministrazione Gabbianelli (parlo io, replicano i cittadini, chiudo io: per cui finisce sempre 2-1 per il sindaco). Chiediamo un incontro aperto, di vero confronto, di dialogo sincero. Un faccia-a-faccia sereno e nel pieno rispetto delle diverse opinioni, ma che porti a un'apertura concreta dell'amministrazione, a impegni chiari e immediati.

Perciò mi rivolgo a voi, amici giornalisti. Perché di questo pubblico dibattito vogliate farvi mallevadori e protagonisti: dando ampia diffusione alla nostra richiesta, ma anche patrocinando l'incontro stesso come garanti e moderatori.
Mi rivolgo a voi perché in democrazia si vince in un modo solo: partecipando. Al di là di sbornie elettorali e trionfi plebiscitari.
Vi prego: aiutateci a realizzare questo progetto. Questo sogno d'un parco per Viterbo.

Con stima, amicizia e gratitudine

Antonello Ricci

28- agosto 2004 - www.tusciaweb.it