Dibattito Ds - Lettera aperta e congiunta di Valerio De Nardo (Correntone) e Bernadino Porciani (Fassino)

Forse bombardare il quartier generale

è l'unica possibilità che abbiamo

Viterbo 30 - agosto - 2004
Il dibattito Ds
Egregio direttore
il dibattito pubblico che si è aperto nei DS sul presente e sul futuro della Quercia viterbese è già di per sé positivo, per il solo fatto che avvenga. Ma al di là degli scambi interni al circuito politico/partitico, la lettera della signora Rita Rossetti pubblicata oggi su tusciaweb.it è la migliore testimonianza di come il nostro elettorato percepisca lo stato delle cose, al quale non intende rassegnarsi passivamente.

Uno di noi aderisce alle posizioni della maggioranza "fassiniana", l’altro a quelle della minoranza del "correntone", ma nessuno di noi ha intenzione di "lavare in famiglia i panni sporchi" né di alimentare chiacchierate da lavatoio: la cosa migliore, a nostro modo di vedere, è di lavare quei panni nel fiume fresco di un dibattito pubblico e trasparente.

Vorremmo quindi interloquire con i compagni (Faregna, Chiuchiurlotto, Innocenzi, Mancinelli, Capaldi, Martinelli, Parroncini, Dottarelli) che hanno espresso pubblicamente il loro pensiero nelle scorse settimane sui vari media locali e poi rispondere (per quanto ci riguarda) alla domanda posta da Rita Rossetti: "Ma per voi che senso ha fare politica?".

Condividiamo molto di quel che hanno scritto e detto Innocenzi, Capaldi e Martinelli. Sottoscriviamo invece parola per parola quanto affermato da Marco Faregna in una intervista ad un quotidiano: "della completa inattività, passività, mancanza di organizzazione della Federazione non se ne può più, per salvare poi non si sa quali equilibri si è rinunciato a fare politica, limitandosi ad una stanchissima gestione della vita burocratica del partito. Senza mordente e senza idee, un navigare a vista, di piccolo spessore (...)".

Abbiamo apprezzato tanto l’analisi di Sandro Mancinelli sulle cause della sconfitta e le prospettive di rilancio dell’azione del partito e del centrosinistra quanto lo spirito dialogante e costruttivo degli interventi di Francesco Chiuchiurlotto, anche se non capiamo perché abbia scelto per sé il ruolo di guardiano del pretorio.

A Peppe Parroncini, invece, vorremmo dire che non siamo per niente condannati ad andare d’accordo: l’unità non si dà per necessità, ma conquistandola con il dialogo vero e con il reciproco ascolto, traducendo in termini di iniziativa politica le diverse sensibilità. Leggiamo molta più attenzione invece nelle parole di Luciano Dottarelli, anche perché ha la franchezza di dire che esiste "una situazione di emergenza", certificata dalla secca sconfitta elettorale e dal dimezzamento della forza organizzata del nostro partito in appena tre anni. Per un’emergenza non sono sufficienti infatti gli appelli agli uomini di buona volontà.

Che fare, allora? Ci attendono le scadenze delle elezioni provinciali e regionali: vogliamo farne una grande occasione di apertura e di confronto con l’elettorato o preferiamo celebrare i nostri soliti riti (di partito e di coalizione) "estenuandoci in conta di voti, divisioni, asprezze"? Avvertiamo la responsabilità del ruolo che tocca ai dirigenti del maggior partito (ancora per quanto?) del centrosinistra viterbese, o preferiamo costruire sempre nuove casematte da difendere? Assumiamoci le nostre responsabilità, individuali e collettive, ma, prima di tutto, guardiamo oltre noi stessi, dimostriamo di essere in grado di metterci (tutti) in discussione.

Noi pensiamo che il nostro territorio sia afflitto da una scarsa capacità delle sue classi dirigenti in generale (politiche, burocratiche, economico-imprenditoriali, culturali, dell’informazione, ecc.): questo rende la Tuscia un’area debole e perdente nei confronti di altre, spesso subalterna alle logiche di altre classi dirigenti locali che riescono invece a "fare sistema" ed a "competere".

Quali sono allora le prospettive di sviluppo che siamo in grado di indicare? Quali opportunità disegniamo per le ragazze e i ragazzi viterbesi? Quali risposte diamo agli anziani in termini di servizi e qualità della vita? Qual è la proposta che intendiamo rivolgere alle classi dirigenti della Tuscia per "fare sistema", per essere in grado di "competere"? Come DS abbiamo provato a dare alcune risposte nella conferenza programmatica del 2003: ma in che modo abbiamo fatto poi diventare quella elaborazione un patrimonio a disposizione della coalizione, delle forze sociali, di tutti i cittadini?

Noi crediamo che per farlo oggi si debba dare una convinta risposta affermativa all’appello di Rifondazione Comunista di aprire uno spazio pubblico di discussione, nel quale elaborare un programma condiviso tra le forze politiche, le associazioni e i movimenti che intendono costruire una proposta credibile per il nostro territorio. Per questo, poiché le scelte devono essere largamente condivise dalla coalizione, la decisione sulla candidatura a presidente della Provincia (che pure deve avvenire entro poche settimane e per la quale non ci sentiamo di scartare l’ipotesi delle primarie) non può essere il perno sul quale ruota tutta la nostra attività dei prossimi mesi.

Ci attende poi anche il congresso del partito: le mozioni nazionali porteranno le iscritte e gli iscritti a dire la loro sui grandi temi della politica nazionale ed internazionale e sullo stesso futuro dei DS. Quello che proponiamo quindi alle compagne ed ai compagni della federazione di Viterbo è di stringere una patto di solidarietà, che prescinda dalla collocazione di ciascuno nel voto delle mozioni ed abbia come unico obiettivo di ricostruire e rilanciare presenza, radicamento, visibilità, credibilità del partito.

Dire fin da ora parole chiare sul senso che avrà il dopo congresso sarà decisivo per affrontare nel migliore dei modi i prossimi mesi: da parte nostra non intendiamo prestarci a giochi correntizi né iscriverci ad alcuna cordata a sostegno di questo o di quello, anche se manterremo, magari, le nostre posizioni. In questo quadro crediamo che, nello spirito con cui lo ha proposto il sindaco di Bologna Sergio Cofferrati, dobbiamo essere in grado di realizzare veramente un congresso "aperto" alla società.

Veniamo quindi alla fondamentale domanda di Rita Rossetti (che fortunatamente ci poniamo spesso anche da soli): "Ma per voi che senso ha fare politica?".
Parliamo per noi: facciamo politica perché la riteniamo una dimensione del nostro essere cittadini, perché crediamo che sia necessario impegnarsi davvero per affermare la giustizia sociale, per difendere le libertà e affermare i diritti (a partire da quelli ancora attualissimi scritti nella carta costituzionale della nostra repubblica). Per noi la politica è un campo fondamentale di relazioni umane ed i DS, con tutte le loro distorsioni, i loro limiti e le contraddizioni sono la comunità di donne e uomini nella quale più ci riconosciamo condividendo valori, progetti, speranze e prospettive con molti altri che come noi fanno politica per passione, disinteressatamente, per spirito di servizio.

Tante altre donne e tanti altri uomini cercano di realizzare gli stessi valori in altri modi, attraverso le mille esperienze di volontariato organizzato, come nelle proprie scelte individuali. Noi abbiamo scelto invece di farlo dentro un partito perché la politica gioca un ruolo fondamentale, per quanto spesso non decisivo, sui destini umani: per questo avvertiamo l’impegno politico come un vero obbligo morale, secondo quell’etica della responsabilità che crediamo debba informare ogni nostra azione.

Certo dentro un partito, a volte, alcune cose diventano difficili da condividere, ma, alla fine, riusciamo ancora ad essere una organizzazione democratica che sa discutere e decidere. Certo poi la politica è anche lotta per il potere, esercizio del potere, ruoli istituzionali e/o di sottogoverno: ma di questo non ci si può certo scandalizzare. Però quando essa rischia di degenerare in una fabbrica di carrierismi, quando prevalgono i personalismi, quando i partiti si riducono a comitati elettorali o (come dice un ex diessino come Gigi Daga) ad "agenzie per la distribuzione di cariche pubbliche", allora è bene avviare, con senso di responsabilità, ma anche con fermezza, un duro confronto politico.

Non si può pensare che il partito esista soltanto in alcuni momenti e poi per il resto ci pensino i sindaci (sempre meno e di comuni sempre più piccoli…), come è successo, ad esempio, nelle vicende che riguardano la gestione del ciclo integrato delle acque o della sanità.

Ha ragione Rita Rossetti ad essere allarmata da una affermazione di Francesco Chiuchiurlotto: se nella federazione viterbese dei DS "…non c’è oggi alcuna aggregazione alternativa in termini di rappresentatività, autorevolezza e direzione politica capace di sostituire l’attuale assetto…", tanto più se le "punte" del gruppo dirigente provinciale hanno una età media di 30 anni: è come stilare un certificato di grave malattia del gruppo dirigente intero.

Caro Direttore,
tu sai che a noi piacciono la riflessione e i toni pacati e per questo alcune volte non abbiamo condiviso qualche tuo "strillo", ma forse oggi il tuo invito a "bombardare il quartier generale (se c’è)" è forse l’unica possibilità che abbiamo. Ma accanto al Mao della rivoluzione culturale vorremmo che venisse ricordato anche il Pasolini che invitava i giovani del ’68 ad invadere Botteghe Oscure.

I DS sono una forza decisiva della democrazia italiana e lo sono, nel nostro piccolo, anche nel viterbese. Dobbiamo dunque aprire le nostre porte e le nostre finestre, suscitare la partecipazione facendoci contaminare e cambiare da quel che si agita nella società. Certo: se chi ha le maggiori responsabilità di direzione politica crede che quel che serva sia arroccarsi a difesa delle proprie postazioni progettando collocazioni da qui al 2019 ed oltre, faccia pure, ma sappia che il giocattolino è destinato a sfasciarsi o che, al meglio, si ritroverà a giocarci con ben pochi amichetti.
Grazie per l’ospitalità.

Valerio De Nardo
Direzione provinciale DS
Segretario sezione "Biferali" Viterbo

Bernardino Porciani
Direzione provinciale DS
Segretario sezione "R. Bassetta" Vitorchiano


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