Lettere al direttore - Chiucchiurlotto risponde a Torricelli (Rc) e precisa la sua posizione personale
Acqua, il centro sinistra si rimbocchi le maniche

Viterbo 13 - settembre - 2004
Gentilissimo direttore, consentimi una volta per tutte di precisare le posizioni che sono, per rispondere a Torricelli segretario di RC, a TITOLO PERSONALE, (e qual’altro se in 10 anni il centro sinistra viterbese non ha saputo darsi una elaborazione che vada al di là della contingenza?)

A titolo personale però, nel senso che come sindaco di un Comune come Castiglione in Teverina, che pratica la tariffa, restando per capirci meglio alle lire del vecchio conio, di £. 170 al metro cubo, cioè la più bassa della provincia e ritengo tra le più basse d’Italia, mi posi il compito di difendere e salvaguardare tale eccellenza, innanzitutto da un meccanismo legislativo, che a dieci anni di distanza è un eufemismo affermare che non funzioni, e da un assetto istituzionale che sottrae ai Comuni il governo di un bene da essi sempre gestito.

Ho girato l’Italia per conoscere e capire, in convegni, dibattiti, manifestazioni, come una legge buona nei propositi, provocasse tanto allarme, preoccupazione, mobilitazione e guasti; uno dei punti focali è proprio questo: al di là della questione se debba gestire il pubblico oppure il privato, resta il problema di fondo che ad occuparsi di acqua non sarà più l’istituzione pubblica, ma i partiti.

Attenzione, non ho detto la politica alla quale alla fine tutto va ricondotto nel senso alto e collettivo della sua accezione, ma ai partiti, che piuttosto spesso subordinano il merito di questioni vitali, alle varie vicende di rapporti di forza o di scadenze elettorali, come modestissimamente ritengo stia avvenendo ora.

Il voto avvenuto a maggioranza di Centro Destra, prima in Consulta d’Ambito, poi nell’ultima Conferenza, dimostra che l’acqua non è di tutti in egual maniera e misura, ma un po’ di più di uno schieramento, oggi di centro destra domani magari di centrosinistra; cosa manca se non regole che assegnino maggioranze qualificate (60 o 70 %) per l’approvazione degli atti fondamentali che attengono alle tariffe, agli investimenti in un Comune piuttosto che in un altro, alla gestione ed al coinvolgimento dell’imprenditoria locale.

Insomma è evidente che le mani sull’acqua garantiscono potere e creano potere, consenso, affari, relazioni, voti ecc. ecc.

1. Quindi al primo punto dell’agenda il rinnovo degli organi; non può essere altrimenti per il sacrosanto principio di legalità che sovrintende ogni pubblica amministrazione: la Consulta d’Ambito è scaduta per proprio regolamento ed il Consiglio d’Amministrazione della Talete è palesemente illegittimo tanto che potrebbe intervenire non il TAR, ma il solo Prefetto sua sponte, ai sensi dell’art. 70 del Testo unico EE LL.
2. Subito dopo, il rinnovo dello statuto della Talete, che deve adeguarsi alla forma gestionale “in casa” rispetto al “ controllo analogo “esercitato dagli enti locali che costituiscono la società di gestione, sui propri servizi e deve prevedere le suddette maggioranze qualificate per le questioni di portata strategica. Oggi lo statuto della Talete è uniformato al vecchio art.35 della finanziaria del 2003 e quindi palesemente illeggitimo.
3. Si pone subito il problema delle società pubbliche che stanno per entrare nella Talete senza esserne compatibili, perché 4 consigli d’amministrazione che gestiscono lo stesso servizio è semplicemente un insulto, prima all’intelligenza, poi alle tasche dei cittadini; che ne pensa Torricelli che auspica nei cda il semplice gettone di presenza o chi è chiamato d’ufficio a tutelare la corretta amministrazione della cosa pubblica, Prefetto, Garante del SII, Difensore civico Provinciale e Difensore Civico Regionale, Associazione dei Consumatori, OO SS ed infine Corte dei Conti? Avviamo un percorso che tuteli maestranze, azienda e professionalità e arriviamo ad una fusione per incorporazione, come del resto prevede la legge societaria.
4. Mentre si pone mano alle questioni politicoistituzionali, in parallelo, si deve affrontare il piano d’ambito; ma lo si deve fare uscendo dal criticatissimo metodo normalizzato, cioè va previsto un periodo transitorio, come ha fatto l’ATO 2 Roma con il colosso ACEA ATO2 spa, in cui si elabora un piano d’investimenti che ha due soli obiettivi;: i casi, pochi, di emergenza idrica e la depurazione, attingendo risorse dove ci sono ( e ci sono) a livello UE, Stato, Regione, a tariffe immutate|
5. La gestione delle reti va affidata ai Comuni singoli o associati laddove funziona e prima del varo di ogni Piano Gestionale, va verificata la corretta tariffazione tramite lettura dei contatori, il catasto utenze e il bilancio idrico di ogni Comune, perché prima di ogni principio di solidarietà deve venire l’universale principio di giustizia, perché se pagano tutti si paga di meno.
6. Infine l’occasione costituita dalla ridiscussione della legge regionale n°6/96, e le nuove prospettive aperte dalla recente sentenza 272/04 della Corte Costituzionale; occasione per migliorare la legge Galli e fare dell’acqua pubblica un fattore di sviluppo e non di speculazione politica o finanziaria.

Carissimo direttore,

così la penso e credo che in ciò non ci sia traccia di dilazionismo, di demagogia o equivoci; il percorso avviato è irreversibile; non c’è finanziaria che possa stravolgere o arrestare retroattivamente un procedimento amministrativo, anche se non concluso, avviato all’unanimità da tutte le istituzioni interessate.

E’ difficile per il Centro Sinistra affinare questa elaborazione, rimboccarsi le maniche e riprendere finalmente l’iniziativa?
E’ una delle risposte che interessano non solo me, ma tanti cittadini, perché in essa e in alcune altre sta il cuore del problema della sua “ controtendenza” elettorale e del suo destino.

Francesco Chiucchiurlotto
Già-sindaco di Castiglione in Teverina
Già-membro della Consulta d’Ambito ATO 1 Vt

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