Senza Filtro -Il segretario di Rifondazione mette sotto accusa Marini, dopo la decisione di convocare i sindaci solo per nominare la nuova consulta d'ambito
Una strategia dilatoria
per la gestione pubblica dell'acqua
di Giancarlo Torricelli
segretario di Rifondazione

Viterbo 8 - settembre - 2004
Ieri mattina è arrivata in tutti i Comuni della Tuscia la convocazione della Conferenza dei sindaci dell’ATO per il prossimo 21 settembre con all’ordine del giorno la nomina della nuova Consulta d’Ambito, vale a dire di quell’organismo, sicuramente importante ma che in questo momento non rappresenta la priorità se si vuole accelerare il processo di affidamento diretto alla Talete.

Ma ormai si pone un problema di democrazia su tutta la gestione del processo.
Qualche giorno fa l’assemblea dei soci di Talete, già convocata, è stata rimandata con l’impegno a convocare una riunione tra tutte le parti politiche e sociali, in modo da definire un percorso democratico e trasparente. Di quella riunione non si è avuta traccia. Ma in compenso si è deciso di convocare i sindaci per nominare la Consulta d’Ambito.
Ma chi prende queste decisioni? Qual è il luogo dove si decide quali debbano essere o non essere le priorità?

Vorremmo ricordare a Marini, Presidente dell’ATO, sul quale tra l’altro pende una evidente incompatibilità per effetto dell’articolo 63 del testo unico degli enti locali, che la sua dovrebbe essere una funzione di garanzia. Qui ci troviamo invece spesso di fronte a decisioni, accelerazioni o decelerazioni che rispondono unicamente a logiche di pura gestione del potere.

La convocazione dei sindaci per nominare la sola Consulta d’Ambito rischia di essere l’ennesima tattica dilatoria da parte di quanti non riescono ad accettare il percorso intrapreso: quello relativo alla gestione pubblica dell’acqua.

Ed allora vogliamo ricordare a quanti evidentemente fanno finta di non capire che la vera priorità è rappresentata dal rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Talete ( scaduto lo scorso giugno ) che dovrà procedere all’azzeramento e alla riscrittura del Piano d’ambito, del piano degli investimenti e di quello tariffario.

Sappiamo bene che il nodo sta proprio qui, nel grumo di interessi raccolti attorno al Piano d’Ambito che evidentemente non si vogliono mettere in discussione.
Ma sia chiara una cosa, come rappresentanti delle comunità locali della Tuscia, non accetteremo mai un Piano come quello elaborato dai consulenti della segreteria tecnica operativa dell’Ato che scarica sulle tariffe i costi degli investimenti.

La gestione di una questione, come quella delle acqua, è cosa straordinariamente complessa che non può essere ridotta a fatto di parte, ne ad affare neo consociativo per pochi.
L’”abusivo” Marini deve garantire partecipazione e democrazia fino a quando sarà in quel posto. La riscrittura del Piano d’Ambito non può essere affare di pochi.

Giancarlo Torricelli

8- settembre - www.tusciaweb.it