Riceviemo e pubblichiamo un intervento del sindaco di Bagnoregio Pompei sul processo che si va a celebrare domani, 27 gennaio, e che gli organi di stampa hanno folcloristicamente interpretato come uno scontro legale sull'esistenza di Cristo. Il processo vede contrapposti il "laico" Luigi Cascioli che ha querelato il parroco don Enrico Righi per abuso della credulità popolare.
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Da perito agrario e imprenditore edile a…
teologo e cristologo. Un passo troppo lungo?
Domani 27 si terrà l’udienza a carico di Don Enrico Righi, parroco della cattedrale di Bagnoregio, colpevole, a dire di Luigi Cascioli, di ingannare la credibilità popolare propinandole l’esistenza di Gesù.
Vorrei rispettare il convincimento di Cascioli, persona simpatica che ammirevolmente impiega il suo tempo di pensionato in attività di scrittore e ricercatore, se Giggi non “pretendesse” di essere “inconfutabile” e detentore di una verità che impone agli altri.
Innanzitutto Giggi non si prefigge il compito, in verità assai arduo, di dimostrare la non esistenza di Gesù Cristo, bensì, nella realtà dei termini usati, vuole offendere non solo la Bibbia, ma tutti coloro che ritengono la Bibbia un testo ispirato e basilare per i propri convincimenti religiosi, cioè Ebrei, Cristiani e Cattolici.
La copertina del suo libro "La favola di Cristo" è già un insulto al Papa, come insultanti sono le vignette, tratte dalla rivista francese “Le canard enchainè” e belga “Tribune des Athees”, che hanno un chiaro senso propagandistico anticlericale.
A pag.5 del libretto, cap. I LA BIBBIA, Cascioli sentenzia che “...la Bibbia non è altro che un castello di stupidaggini...”.
E se qualcuno dicesse del suo “inconfutabile” libretto che è pieno di stupidaggini, come reagirebbe il Cascioli?
Io riporterei la questione in termini di opinioni personali e di discutibilità delle stesse.
La Bibbia - Cascioli non ne conosce il vero significato così come discende dalle interpretazioni della Chiesa - è un testo di eccezionale importanza, studiato sotto mille aspetti e angolazioni, lessicalmente interpretato e tradotto con metodi approfonditi e migliorati nei secoli, spiegato e commentato da studiosi universalmente accreditati per la loro ricerca e obiettività, oltre che per la loro fede.
E non può essere “La favola di Cristo”, neanche dotata di una, pur modesta, bibliografia, inondata da un ateismo protervo e stantio, a vanificare gli studi scrupolosi che hanno fatto comprendere a noi poveri mortali, che non abbiamo la possibilità di dissentire su temi enormi, il vero significato della Bibbia.
Inoltre Cascioli, nella sua pretesa che poteva essere tollerata almeno se esposta in forma dubitativa, come pensa di poter interpretare i Vangeli meglio di Don Enrico che, oltre una rilettura quotidiana dei testi biblici ed evangelici, ha alle spalle una solida preparazione filosofica (Aristotele, Platone, Agostino, Tommaso, Bonaventura) e teologica durata ben sette anni prima del sacerdozio?
“La favola di Cristo”, inoltre, (io ho letto il libro e, con tutta modestia, vi ho potuto annotare un uso dei testi evangelici del tutto personale di Cascioli) ignora l’archeologia che avvalora, ad ogni nuova scoperta, la fondatezza dei Vangeli.
Per concludere, vorrei chiedere a Gigi Cascioli in maniera del tutto amichevole: ”Don Enrico è parroco di un piccolo centro (anche se grande per San Bonaventura), e, al di là delle sue certezze sacerdotali, ”deve” per ufficio predicare quel che predica.
Perché Cascioli non querela per le stesse cause il Santo Padre, discendente di Pietro e Vicario di Cristo, o il prefetto della congregazione della Dottrina della fede?
Ne ricaverebbe, certo, più notorietà.
Erino Pompei
Sindaco Bagnoregio