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| L'avvocato Severo Bruno |
- Ma può un giudice decidere se Cristo è veramente esistito?
Oggi nel Palazzo di Giustizia, davanti al Gip Gaetano Mautone, inizia il procedimento contro don Enrico Righi, parroco di Bagnoregio, per abuso della credulità popolare e per sostituzione di persona. Luigi Cascioli è il querelante. Un personaggio ormai famoso che ha scritto un libretto che contesta l'esistenza storica del Cristo e che con questa trovata s'è fatto conoscere in tutto il mondo.
L'udienza è stata fissata a seguito dell'opposizione di Cascioli alla richiesta di archiviazione presentata dal Pm Petroselli.
In realtà l'udienza era stata fissata per il giorno 29 aprile scorso, ma in quella occasione il difensore di Cascioli aveva ricusato il Gip Mautone in quanto si era già espresso sull'argomento emanando un decreto di archiviazione. La Corte di Appello di Roma, investita della ricusazione, ha emesso ordinanza di rigetto e ha condannato Cascioli, per la “totale inammissibilità” ad una pena pecuniaria “vicino al massimo di legge”, mille e cinquecento euro. Difensore del Parroco Righi uno degli avvocati più prestigiosi della provincia: Severo Bruno. Nei mesi scorsi la stampa si è mobilitata per un processo al centro del quale sembrerebbe essere l'esistenza di Cristo.
Avvocato Bruno, il processo di oggi ha veramente come questione centrale l'esistenza di Cristo?
“Propriamente non si può dire così - spiega l'avvocato - perché come in ogni procedimento penale deve essere accertata la responsabilità della persona sottoposta a indagini. Oggetto del procedimento è la responsabilità penale del parroco, quindi non l'esistenza di Cristo”.
Di che cosa sarebbe colpevole il parroco secondo Cascioli?
“Di aver fatto il suo lavoro, cioè di aver diffuso sul bollettino parrocchiale considerazioni e riflessioni sulla figura di Gesù e sulla sua umanità”.
Quali sono i reati contestati?
“Le fattispecie previste e punite negli articoli 494 e 661 del codice penale, cioè sostituzione di persona e abuso della credulità popolare. Più semplicemente, il parroco avrebbe abusato della credulità popolare e avrebbe attribuito ad altri un falso nome per procurare a sé o ad altri un vantaggio. Questa almeno sarebbe l'accusa anche se l'argomento fondamentale rimane la non esistenza di Cristo che è il presupposto da cui muove l'accusa di Calcioli”.
Quindi si parlerà di questo presupposto?
“Credo di sì, ma non posso dire altro perché non voglio in alcun modo anticipare argomenti della causa”.
Tutto il mondo di Internet e buona parte della stampa internazionale è a rumore per questa causa. È giustificato tanto interesse?
“Credo che la notizia, mal riportata, sia diventata quanto meno singolare. Un giornale britannico ha iniziato l'articolo sull'argomento scrivendo “ Un giudice italiano questo mese ha ordinato a un sacerdote di comparire di fronte alla corte per dimostrare che Cristo esiste”. È un chiaro esempio che qualche volta una notizia errata o mal riportata può essere molto più efficace di una campagna pubblicitaria in grande stile.
È chiaro che se il sacerdote fosse chiamato davvero a dare questa prova ed il giudice la consacrasse in sentenza, l'umanità potrebbe finalmente contare su una certezza in più!”.