 |
La pasta "antimafia"
copyright Tusciaweb |
 |
La cooperativa Placido Rizzotto
copyright Tusciaweb |
- Capita. Capita raramente. Ma capita. Capita che uno slogan pubblicitario possa diventare realtà. Vi ricordate lo slogan “ La Coop sei tu...”. Ebbene sì, mi è capitato di andare all’Ipercoop e scoprire che quello slogan poteva essere vero.
Qualche tempo fa mi è capitato di fare la spesa all’Ipercoop. Cerco l’euro, che quando sei alla Coop non si trova mai, prendo il carrello entro e inizio a far spesa.
Pomodori in scatola, tonno, braciole, pane... Insomma tutto come sempre. Poi mi ricordo: “Manca la pasta”.
Reparto pasta e giù a confrontare prezzi e qualità. Metto nel carrello fusilli, rigatoni, spaghetti... E poi alzo lo sguardo in alto nell’ultimo scomparto, quello dove si mettono i prodotti che non si vuol vendere, e leggo una cosa interessante: Pasta della cooperativa Placido Rizzotto prodotta nelle terre sequestrate alla mafia.
Guardo i pacchi di pasta, sopra c’è il marchio “Libera Terra” sono blu e verdi, con una immagine di un terreno coltivato. E sopra “Dalle terre liberate dalla mafia” e il motto “g(i)usto della Sicilia”.
Rifletto, e prima reazione: “Però che bravi questi della Coop”. Seconda reazione: “Però che cialtroni questi della Coop. Hanno un prodotto che li qualifica e lo nascondono”.
Compro la pasta: fusilli, rigatoni, penne della Cooperativa Placido Rizzotto. Sono anche prodotti biologici. E nel retro della confezione si spiega nel dettaglio di cosa si tratta.
Ma non finisce qui. Un po’ indignato per la collocazione del prodotto, in uno scaffale nascosto, vado a l’ufficio reclami, mi faccio dare un modello, lo compilo e chiedo di spostare la pasta “antimafia” in uno scaffale visibile.
E, magie delle magie, due settimane dopo la pasta fa bella mostra di sé al quinto ripiano, quello dove si mettono i prodotti che si vuol vendere. E allo capisci che forse è vero: La Coop sei tu... E capisci pure che “questi della Coop sono proprio bravi altro che cialtroni".
Dimenticavo: la pasta è veramente buona e ha quell’inconfondibile gusto della legalità che non trovi in nessun altro prodotto.
Un’ultima cosa per la Coop: avete fatto trenta fate trentuno.
Sul sito di Libera Terra (http://www.liberaterra.it/) ho scoperto che oltre alla pasta esistono molti altri prodotti con le stesse caratteristiche: dai legumi all’olio, dalla conserva al vino. E allora commercializzateli tutti.
Ci sono perfino prodotti che vengono da Portella della Ginestra.
Carlo Galeotti
La Coop Placido Rizzotto
Dopo anni di abbandono, le terre confiscate ai boss mafiosi del corleonese, tornano ad essere coltivate da un gruppo di giovani che nel 2001 ha fondato la Cooperativa Placido Rizzotto grazie al progetto LiberaTerra promosso dall'associazione Libera e dalla Prefettura di Palermo.
La Cooperativa sociale Placido Rizzotto opera sulle terre del Consorzio di Comuni “Sviluppo e Legalità” ove effettua l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, creando opportunità occupazionali ispirandosi ai principi della solidarietà e della legalità. Il metodo di coltivazione scelto sin dall'inizio è quello biologico e le produzioni sono tutte artigianali, al fine di garantire la bontà e la qualità dei prodotti che conservano il sapore antico della tradizione siciliana.
La Cooperativa aderisce a Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e al CONAPI, Consorzio nazionale di apicoltori e agricoltori biologici.
Il percorso
Grazie allo straordinario impegno di soggetti istituzionali, quali la Prefettura di Palermo e il Consorzio Sviluppo e Legalità (che oggi include i Comuni di Altofonte, Camporeale, Corleone, Monreale, Piana degli Albanesi, Roccamena, San Cipirello, San Giuseppe Jato) ed all’impegno dell’Associazione Libera, il Progetto Libera Terra muove i
primi passi nel Luglio 2001, con la pubblicazione di un bando per la selezione di 15 giovani disoccupati ai fini della costituzione di una cooperativa per la gestione delle terre confiscate del Consorzio Sviluppo e Legalità.
Dopo 3 mesi di intenso percorso formativo, coordinato da Italia Lavoro, il 22 Novembre 2001 nasce la Cooperativa sociale Placido Rizzotto Libera Terra ed inizia la coltivazione dei 155.54.30 ettari di terreni, confiscati a boss del calibro di Brusca e Riina, e, sin a quel momento lasciati in totale stato di abbandono.
I mesi successivi sono molto concitati: si attiva la sede operativa, grazie ad un contributo di Coopfond vengono rimessi in marcia i trattori confiscati ad alcuni prestanome di Riina e vengono seminati i primi terreni. Finalmente, l’otto luglio, inizia il raccolto del grano della speranza: a Corleone, nella Valle del Gorgo del Drago, teatro delle battaglie del giovane segretario della Camera del Lavoro, Placido Rizzotto, alla presenza del Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, del Sottosegretario del ministero degli Interni, del Prefetto di Palermo e di tutti sindaci del Consorzio, prende avvio la trebbiatura del frumento seminato su quelle terre rese particolarmente fertili dagli anni dell’abbandono.
Da allora, nonostante le non poche difficoltà, la lucida follia dei soci (come diversamente definireste pasta, vino, ceci, lenticchie dalle terre liberate dalla mafia?), tanto olio di gomito, idee e una bella dose di buona volontà, i ragazzi e le ragazze della Cooperativa continuano a credere ed impegnarsi nel Progetto Libera Terra che, intanto, è divenuto un progetto pilota a livello europeo.
La coltivazione biologica eseguita sui terreni assegnati alla cooperativa si ispira alle tradizionali e storiche scelte colturali dell’entroterra palermitano prevedendo la rotazione quinquennale di grano duro, leguminose da granella (ceci, lenticchie, cicerchie), grano duro, melone o pomodoro, grano duro. Tutte le colture sono eseguite completamente in asciutto, ovvero senza il ricorso ad acqua irrigua, grazie alla natura argillosa dei terreni.
La zona in cui opera la Cooperativa Placido Rizzotto, quella dell’Alto Belice Corleonese, è particolarmente vocata per la produzione di uva da vino. Tutti i vigneti della cooperativa ricadono nel territorio della D.O.C. di Monreale e grazie all’aiuto di Slow Food stanno lentamente tornando produttivi. Infatti, se il recupero di un seminativo è molto semplice, il ripristino di un vigneto distrutto è un’impresa ardua sotto il profilo tecnico ed economico.
Attualmente la cooperativa Placido Rizzotto è impegnata nel recupero di 18 ettari di vigneto reimpiantati con vitigni autoctoni come il Catarratto ed il Grillo per i bianchi e il Nero d’Avola ed il Perricone per i rossi, ed alloctoni come lo Chardonnay per i bianchi ed il Cabernet Sauvignon, Sirah ed il Merlot per i rossi.
Altri 9 ettari coltivati a Catarratto e Trebbiano sono già pienamente produttivi. La Cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra gestisce l’agriturismo “Portella della Ginestra” ed il Centro Ippico “Giuseppe Di Matteo”, due strutture confiscate a Bernardo Brusca e ristrutturate grazie all’intervento del PON Sicurezza del Ministero degli Interni. E’ in fase di ultimazione la cantina aziendale.
Perché anche in questa maniera è possibile sconfiggere la mafia.
Chi è Placido Rizzotto
Placido Rizzotto era un giovane contadino corleonese che, nell’immediato dopoguerra, dopo aver combattuto le lotte partigiane, scelse la via dell’impegno sindacale nella sua Corleone. Una città che in quel periodo vedeva tante famiglie di contadini ridotte alla fame ed alla miseria dalla prepotenza dei mafiosi e degli agrari.
Ogni mattina, nella piazza centrale, si ripeteva il triste rito della designazione di coloro che sarebbero stati ammessi al lavoro: da un lato i contadini con il cappello in mano, dall’altro i campieri e i gabbeloti che li chiamavano ad uno ad uno, escludendo tutti quelli che avevano avuto il coraggio di chiedere il rispetto dei propri diritti di uomini e lavoratori. Placido, si ribella a questo stato di cose. Inizia a costituire delle cooperative e a occupare i feudi abbandonati ed incolti.
Dando una possibilità di riscatto a se stesso e ai suoi compagni e ridicolizzando la mafia di Luciano Liggio. Fu proprio Liggio, intollerante per le continue e sempre più incisive iniziative di Placido, ad assassinarlo il 10 marzo 1948, durante una vile imboscata nelle campagne corleonesi. I resti di Placido furono ritrovati cinquant’anni dopo in una foiba di Rocca Busambra.Al suo posto, venne eletto segretario della Camera del Lavoro di Corleone, il giovane Pio La Torre.
Grazie al sacrificio di Placido, e dei tanti sindacalisti che osarono ribellarsi e contrastare lo strapotere mafioso, oggi, la Cooperativa Placido Rizzotto può coltivare le terre strappate alla mafia, facendone diventare fonte di lavoro e di libertà.