Riceviamo e pubblichiamo - Le notizie, vere o presunte, ed i relativi allarmismi circa la possibilità che i rifiuti della Campania possano giungere nella Tuscia dovrebbero suscitare riflessioni di ben altro genere nella opinione pubblica e tra gli amministratori.
Appaiono fuori luogo e strumentali le minacce di proteste e barricate di chi, fino ad oggi, nulla ha fatto affinché la situazione della raccolta differenziata e della chiusura del ciclo dei rifiuti nel viterbese fosse risolta.
Una percentuale di differenziata dell’8% provinciale e punte (in basso) inferiori al 2/3 % (dati dell’Amm.ne provinciale) in realtà come Bagnoregio, Calcata, Caprarola, Carbognano, Bomarzo, Onano, Ronciglione, Valentano, Corchiano, Sutri. Una situazione di emergenza in questi e altri comuni che dovrebbero essere obbligati (di fatto lo erano per legge) ad un immediato adeguamento, come fatto di recente in varie realtà, attraverso pesanti sanzioni economiche e fino al commissariamento.
Per non parlare delle Isole ecologiche: secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Ambiente e Legalità della Provincia di Viterbo, coordinato da Legambiente (il testo integrale sarà disponibile sul sito dell’Osservatorio www.provincia.vt.it/ambiente/osservatorioael - ed è possibile richiederlo all’Amministrazione Provinciale), su circa un terzo delle verifiche effettuate presso i centri di raccolta comunali, il 100% è risultato fuori legge (con gravi carenze ed a rischio sequestro giudiziario) o non attivo.
A questo si può aggiungere una situazione di stallo cronica di Regione Lazio e Provincia di Viterbo (le attuali amministrazioni come le precedenti), che invece di individuare subito le risorse per avviare una definitiva operazione di rilancio della raccolta differenziata attraverso l’estensione obbligatoria del “porta a porta” e della raccolta dell’umido, giocano al ribasso favorendo di fatto le speculazioni sul ricorso alla termovalorizzazione come via di uscita da paventate situazioni di emergenza.
Sappiamo che l’emergenza, la Campania lo insegna, è una situazione favorevole per talune realtà che si muovono tra legalità ed illegalità e questo rischio il nostro territorio davvero non può più correrlo. Abbiamo chiesto a più riprese negli anni scorsi che fosse aggiornato il Piano di Rifiuti di Marini e Gabbianelli, fallito in sette degli otto obiettivi previsti.
Oggi la Provincia di Viterbo si appresta a proporre una ipotesi che, ricalcandone la sostanza, rischia di ripetere i fallimenti della precedente amministrazione.
Senza un ufficio rifiuti provinciale di coordinamento con poteri di intervento sui finanziamenti, efficiente e dotato delle necessarie risorse, senza un investimento prioritario e circostanziato sulla raccolta differenziata e senza il coinvolgimento reale di enti locali e realtà imprenditoriali per la definizione di protocolli obbligatori (il caso di Civita Castellana con la crisi dei rifiuti speciali è illuminante e deprimente al contempo), sarà la provincia di Viterbo a esportare rifiuti in Campania.
Legambiente Viterbo
Pieranna Falasca
Umberto Cinalli