Riceviamo e pubblichiamo - Sulla questione del lago di Vico, riguardante le problematiche dell’inquinamento delle acque, esiste una nostra interrogazione, presentata da Claudio Bucci nel 2003, quando lo stesso era in Forza Italia.
Tale problematica era ben nota alla Regione Lazio e a Claudio Bucci, che evidentemente ha valutato di presentare l’interrogazione quando era all’opposizione, ma non ha ritenuto doveroso procedere nella direzione auspicata da quando si è ritrovato in maggioranza.
Infatti, in un documento riguardante la potabilità delle acque della regione Lazio, successivo alla nostra interrogazione, si fotografa la seguente situazione:
“Le tossine, la cui concentrazione totale nel lago ha spesso superato il valore limite, hanno largamente raggiunto le falde a uso potabile.
I valori misurati nei pozzi talvolta hanno superato le indicazioni internazionali prudenziali, dunque si consiglia a tutela della popolazione, durante tutto l’anno, l’utilizzo nei potabilizzatori dei comuni di Caprarola e Ronciglione di filtri di carbone attivo, per eliminare sia le biomasse algali che le tossine prodotte”.
Solo oggi tanto allarmismo, quando il quadro era noto a tutti da anni nella zona lacustre.
A causa dei forti insediamenti agricoli, esiste un apporto di sostanze che raggiunge i picchi massimi nei periodi di concimazione e fertilizzazione dei terreni.
L’eccesso di queste sostanze produce un aumento delle alghe e fenomeni di putrefazione che sono la causa della presenza delle sostanze tossiche.
Non è forse vero che nella zona vi è stato un forte aumento di tumori proprio per il forte impatto chimico dovuto da pratiche agricole “insostenibili”?
Allora la domanda è lecita: come verranno investiti i 30 milioni della Regione Lazio destinati alle aree protette?
Forse ad alimentare percorsi didattici gestiti dalle solite associazioni ambientaliste, senza nessun tornaconto reale per la comunità?
Questa situazione evidenzia il fallimento dell’Agenzia Regionale dei Parchi, nata per assicurare alla Regione che le aree protette fossero gestite in maniera efficiente ed efficace.
I programmi oggi attuati dall’Agenzia sono Gens, Parcocittà, Rischiozero, Ali, ma nessuno di questi ha un approccio scientifico.
Questo è il motivo reale del degrado del territorio: il denaro pubblico non viene investito per programmi di riconversione e protezione, ma solo per alimentare la didattica ambientale.
E' forte l’esigenza di sottoporre ad accurata verifica tutte le spese effettuate nel settore dalla Regione lazio e i finanziamenti elargiti, rivedere la legislazione relativa al riconoscimento delle associazioni che, in uno stato liberaldemocratico, non possono operare per fini di parte con denaro pubblico in una situazione che ne privilegia alcune e ne esclude altre.
Il riconoscimento di queste associazioni non può essere a vita , ma si rende necessario predisporre un regolamento attuativo individuando criteri e principi.
Roberto De Santis, presidente del Movimento Ecologisti - Roma