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Viterbo - Intervista a Riccardo Schicchi il "re del porno" sabato al Chicago
"Sto preparando una fiction su Moana"
di Stefania Moretti
Viterbo - 3 novembre 2008 - ore 1,30

Riccardo Schicchi
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Lap dance al Chicago
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- “Viterbo? Una città che, pur di non rinunciare al suo patrimonio artistico, si è privata dei collegamenti con Roma. E ora si ritrova isolata”.

E' la sentenza di Riccardo Schicchi, imprenditore del porno di vecchia data, a Viterbo sabato notte per seguire lo spettacolo di Mercedes Ambrus.
La sua più affezionata “creatura” si è esibita al Chicago, locale di show hard sulla Tuscanese. E, per l'occasione, Schicchi si è raccontato ai microfoni di Tusciaweb.

“Non è la prima volta che vengo a Viterbo, e ne ho un cattivo ricordo – confessa -. Una volta sono venuto alle terme con la mia compagna di allora, Eva Henger. Stavamo per sposarci. Lei si tolse il reggiseno e le dettero il foglio di espatrio. Quell'episodio ci mise i bastoni tra le ruote e complicò notevolmente il nostro matrimonio”.

Fondatore di Diva futura, azienda leader nel mercato del porno, ma anche “sacerdote d'altri tempi”, Schicchi, libertino e sessantottino. Che confeziona attentamente i suoi “sermoni”, dosa le parole. Le accompagna con i movimenti melliflui delle sue manine andreottiane. Le fa uscire lentamente dalle labbra. Con la calma di chi sa che le sue convinzioni non scappano.

“E' una fase confusa per l'erotismo e il porno – sostiene Schicchi -. La stessa confusione che regna, sovrana, da sempre. In teoria sembriamo appagati e soddisfatti. In pratica abbiamo paura. Del giudizio degli altri, del confronto. E facciamo poco sesso vero”.

Colpa di internet, secondo Schicchi. Deleterio per l'hard. Perché ha praticamente azzerato il mercato dei filmini e della stampa porno, distogliendo i consumatori abituali. Mostrando loro il miraggio del web, un mare sconfinato in cui chi cerca trova.

“C'è in circolo un'overdose di internet che ha distolto non solo dal sesso, ma dalla vita reale in genere. Si finisce per cercare nel web quello che non si è ancora trovato nella vita. Per questo internet è finto, un miraggio”.

Ma niente paura: l'overdose finirà. Da bravo sacerdote... del sesso Schicchi dà l'estrema unzione alla web-mania.

“L'eccessivo interesse per internet cesserà, prima o poi – dice -. La gente si stancherà di cercare in rete quello che può trovare solo altrove. Nella vita. L'alternativa a internet siamo noi”.

Noi e il buon vecchio sesso. Quello che “si fa sempre meno”, secondo Schicchi, nostalgico degli anni '60, che rimpiange il '68 e i suoi “regali”. Le comuni, la palazzina di Trastevere che abitualmente frequentava. E dove faceva sesso in comunità.

“Lì, nel palazzo di Trastevere, pieno di giovani, com'ero io allora, studiavamo e facevamo l'amore. Dappertutto, in ogni stanza. Cucina a parte. Ma certe cose, adesso, non esistono più”.

E dopo lo sguardo al passato, un accenno ai progetti futuri.

Ho in cantiere una fiction su Moana Pozzi, per Sky – preannuncia Schicchi -. Voglio dare qualcosa di nuovo a questo pubblico un po' addormentato dell'hard”.

E quando gli si chiede che persona era Moana, il “sacerdote d'altri tempi” si illumina: “Una persona meravigliosa. Un bellissimo modello. Che viveva senza paura la sua sessualità. E faceva quello che pensava”.

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