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Viterbo - Il decreto Gelmini non piace nemmeno ad Alvaro Ricci (Pd)
"Si confonde la scuola con l'azienda"
Viterbo - 30 ottobre 2008 - ore 11,30

Alvaro Ricci
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Riceviamo e pubblichiamo - La cosiddetta riforma Gelmini è legge.

La scuola pubblica aperta a tutti, pluralistica, interculturale e voluta dalla Costituzione viene ridisegnata senza alcun reale confronto con le organizzazioni sindacali, le forze sociali e il mondo scolastico destinatario di una manovra indiscriminata di tagli per quasi otto miliardi di euro.

CGIL, CISL, UIL, SNALS e GILDA hanno rivendicato la revisione del decreto legge 137/2008, Veltroni per il PD propone da subito e con forza il referendum abrogativo.

Non si può credere che si possa realizzare una innovazione del sistema scolastico nazionale con riduzioni del tempo scuola (24 ore nella scuola primaria) e tagli indiscriminati di risorse umane e finanziarie.

Per questo la manifestazione nazionale di oggi a Roma di tutto il personale della scuola e lo sciopero indetto per l’intera giornata, anche per chi presta servizio nelle scuole estere, serviranno a far comprendere come sia insostenibile e inaccettabile cancellare oltre 130.000 posti di lavoro in cambio di soluzioni parziali per ogni settore (il maestro unico, il voto in condotta, il grembiulino, il prossimo Piano per l’Università) senza partire da un’idea portante, da una cultura dell’educazione capace di futuro.

Ancora una volta si vuole cambiare tutto, senza cambiare niente, ma a discapito di chi è più svantaggiato.

Ancora una volta si confonde la scuola con l’azienda, l’impresa.

Non si vuole capire che la sfida è quella di costruire comunità di insegnamento-apprendimento, comunità partecipate di studenti, genitori, enti, associazioni del territorio, docenti e personale ATA che insieme rilancino la credibilità della scuola attraverso un cambiamento di rotta.

Ciò di cui ha bisogno un’organizzazione complessa come la scuola è saper valorizzare le risorse umane, riuscire a sollecitare motivazioni profonde, a coinvolgere nel processo decisionale, a sostenere la crescita professionale attraverso la cura della ricerca educativa, della progettazione nella condivisione. Sono questi obiettivi che richiedono grandi investimenti e fiducia, ma soprattutto una profonda conoscenza del mondo della scuola e dei suoi mali.

Nessuno mette in dubbio che la scuola oggi, nel suo insieme, abbia anche il compito di gestire il cambiamento.

Quando si presenta un segnale di crisi, ogni organizzazione complessa è chiamata ad avere un approccio proattivo: è chiamata cioè a percepire in anticipo le tendenze e le future problematiche in modo da pianificare per tempo azioni opportune ed efficaci.

Mettere in moto un processo proattivo di cambiamento significa allora riorganizzarsi sia dal punto di vista tecnologico che delle metodologie e soprattutto delle risorse umane.

Significa prevenire situazioni, tendenze o problematiche future; significa essere credibili, rispettare le regole e valorizzare chi vale.

La riforma Gelmini non sviluppa invece alcuna teoria coerente per il futuro; non si fonda su nessuna scienza educativa o pedagogica per lo sviluppo di personalità autenticamente libere ed umane.

Lo sciopero, le manifestazioni e il movimento anti-Gelmini, il referendum abrogativo e il dibattito pubblico restano strumenti democratici per chi crede ancora nel valore formativo, culturale e sociale della nostra scuola capace di commisurarsi con il contesto internazionale.

La nostra scuola, quale pilastro portante della nostra società e ascensore sociale disponibile a tutti in uguale misura, ha bisogno di maggiori investimenti, di accrescere sempre di più le professionalità esistenti e non certo di tagli.

Una scuola più debole e assoggettata a logiche di impresa impoverisce la crescita culturale e quindi la liberta della persona.

Alvaro Ricci Coordinatore Comunale Viterbo

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