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Angelo Allegrini, segretario provinciale Pd
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- L'accordo Sposetti – Parroncini nel Pd non è solo una questione d'acqua, non si limita a Talete, ma disegna una nuova geografia, dove l'area Fioroni diventa minoranza.
Nonostante questo e nonostante le diatribe sul nome da presentare come presidente della società idrica, il segretario provinciale Angelo Allegrini non si dimette. “Resto al mio posto – spiega Allegrini in conferenza stampa, dopo una mattinata di fuoco – perché io ho lavorato per il partito. Si dimetta chi si è adoperato per una parte. La sua”.
Se l'asse democratico è cambiato da Fioroni – Parroncini a Parroncini– Sposetti, Allegrini diventa segretario di minoranza. “Questo non mi sfugge – continua –, possono sempre sfiduciarmi. Presto convocherò una direzione provinciale, portando all'attenzione tutta la discussione su Talete. Il problema grosso a Viterbo è che non tutti lavoriamo per la stessa ditta, come invece ha detto Bersani. Qualcuno si adopera solo per una parte. Sono il segretario provinciale e le mie azioni sono per tutto il partito. Chi dice il contrario, mente sapendo di mentire”.
Allegrini ripercorre tutta la vicenda che ha portato al nulla di fatto sul nome da proporre. “Abbiamo fatto sette riunioni, prima occupandoci dei contenuti, ovvero che l'acqua dovesse rimanere pubblica, accelerando l'affidamento da parte dei comuni. Avuto l'ok su questi punti anche dal presidente Meroi, siamo passati a ragionare sui nomi, che ci è sembrato opportuno far scegliere ai nostri sindaci.
Dopo ferragosto, 15 su 19 erano favorevoli a Bonori, tre per Panunzi, uno per scelta diversa”. Ma cinque giorni dopo qualcosa cambia. “Al rientro dei miei colleghi dalle ferie, si mette in discussione il resoconto dei sindaci.
Secondo loro, qualcuno su Bonori non diceva il vero”. Perciò, tutti in discussione e primo rinvio dell'assemblea Ato, con la proposta di candidare Claudio Curti.
“Uomo d'apparato Ds – prosegue Allegrini – qualche sindaco cambia idea tratto in inganno dalla lettera in cui Bonori si dichiarava indisponibile”. In effetti si è ritirato dalla competizione. “Ma quella lettera l'ha scritta dopo un colloquio in cui Parroncini gli comunicava che il primo contrario alla sua nomina ero io, visto che sostenevo Giulia Arcangeli. Da qui la scelta di rendersi indisponibile”.
Ed era vero? “Con Meroi si era parlato – spiega Allegrini – anche della possibilità di un consiglio d'amministrazione fatto da politici. Quindi Marini, Santucci e io. I primi due erano incompatibili e io mi sono reso indisponibile, proponendo Giulia Arcangeli. Ma l'ipotesi è tramontata velocemente. Tanto è vero che non è mai stata proposta nemmeno ai sindaci. Decidemmo quindi che non c'era mai stata. Chiuso”.
Quello di Parroncini è stato un gossip interessato? “Dire a Bonori di Giulia Arcangeli, è stato instillare veleno puro”. Anche peggio.
“Sta di fatto che al 30 agosto, undici sindaci erano a favore di Bonori, anche se mi hanno fatto notare che se si contavano le quote dentro Talete, la maggioranza era per Curti. Ma un segretario non guarda le quote. Sarebbe la fine della politica”.
Non avete tentato altre strade? “Fino alla fine abbiamo lavorato per una terza persona, provando una soluzione condivisa. Ma non è stata accettata. Abbiamo proposto anche Panunzi. Ci hanno detto di no.
Quindi chi ha lavorato per l'interesse di parte non sono stato io. Io stamani ho proposto come segretario provinciale, Bonori, facendo presente quale fosse la situazione”.
Che ha portato a far saltare l'accordo politico. Adesso da ridisegnare. Mentre sembra già ridisegnata la geografia delle alleanze nel Pd.
“C'è una voce insistente che vuole Fioroni fuori dal Pd. Non è vero. Eppure, qualcuno forse dandogli credito, ha pensato bene di preoccuparsi per il suo futuro e riposizionarsi”.
Parroncini sostiene che non è in discussione un nuovo equilibrio nel Pd, ma si parla di Talete e basta. “Lo so – continua Allegrini – per me non è così”.
Tra i possibili nomi non si poteva tentare di riproporre il dimissionario Roberto Corbo? “Le sue dimissioni sono state provocate dalla fusione a tre, anziché a quattro in Talete, lasciando fuori Robur, con anche valutazioni personali che sono del diretto interessato, rendendo di fatto non riproponibile il suo nome”.
C'è chi sostiene che Fioroni sia pesantemente entrato nella nomina per Talete.
“Non ha mai messo bocca. Chi è intervenuto in maniera pesante è stato Parroncini con i sindaci e Sposetti con Marini. Chi era lì ha sentito il primo cittadino di Viterbo rispondergli stamani più volte”.
Sta di fatto, che c'è un presidente Talete da nominare, sempre che l'accordo di un mese fa sia ancora valido e soprattutto un partito da governare. Missioni quasi impossibili, vista l'aria che tira.
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