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Il sindaco Primieri e il vicesindaco Galli raccontano la cittadina
Orte da scoprire e vivere
Viterbo - 31 agosto 2010 - ore 18,00

Riceviamo e pubblichiamo - Orte, antica città di origini etrusche, è ricordata da Virgilio nell’Eneide per le sue “Hortinae classes” accorse in soccorso di Turno nella guerra contro Enea.

Si erge su un masso tufaceo alla confluenza del Tevere con la Nera, attraversata dalla via Amerina, antica via militare percorsa dagli eserciti di Roma che sulle sponde del vicino lago Vadimone combatterono l’ultima vittoriosa guerra contro il popolo etrusco.

Si è sviluppata come Municipio Romano, favorita dalla strategica posizione geografica che la pose come porta della capitale dell’impero, verso le regioni che si affacciano sull’Adriatico e del nord-est, Ravenna e Venezia, fu fiorente di traffici e commercio.

Alla caduta di Roma anche Orte soggiacque alle varie dominazioni barbariche: Goti, Longobardi, Ungari. I Longobardi la occuparono a fasi alterne fin dal 580. Nel 742 la restituirono al papa Zaccaria. Nell’854 fu occupata dai Saraceni che furono definitivamente debellati nell’800. Da allora rimase sotto la giurisdizione del romano Pontefice fino all’unità d’Italia.

Nell’ordinamento amministrativo Carolingio Orte fu Contea retta da un conte e dai tribuni, rappresentanti dell’aristocrazia locale. Con la pace del X secolo si gettarono le basi di una notevole ripresa economica. Nei secoli XII-XIII, organizzata in libero Comune e dotata di propri Statuti vide fiorire le corporazioni di arti e mestieri cui si affiancavano le confraternite, associazioni laiche dedite al culto, alla preghiera, alla carità, al suffragio, alla penitenza. La più antica di queste, Santa Croce, la cui fondazione risale ai primi anni del 1300, è giunta fino ai giorni nostri ed è la più antica d’Italia.

Le suppellettili e i simboli processionali, conservati nel museo delle confraternite, allestito proprio nell’antica sacrestia di santa Croce, sono ancora oggi portati in processione la sera del Venerdì santo. Le confraternite accanto al culto furono dedite alla cura degli ammalati tanto da aprire in città diversi Ospedali giunti fino ai giorni nostri sotto il nome di Ospedali Uniti di Orte.

L’antico centro storico è tutto raccolto sul masso tufaceo, lambito al piede dalle acque del Tevere di cui domina la valle. Dalla curiosa pianta a forma di “prosciutto” - il cui nocciolo centrale è costituito dalla bianca cupola del campanile della cattedrale e la protuberanza ossea dal tratto terminale dell’antico acquedotto romano - nella struttura urbana, conserva ancora i tratti tipici della città medievale: organizzata intorno alla centrale piazza della Libertà su cui si affacciano i palazzi pubblici, - il comune, la cattedrale, la sede vescovile, il palazzo dell’orologio – e da cui si dipartono le vie principali per diramarsi in altre vie, piazze e vicoli ai lati dei quali si ergono anche importanti palazzi nobiliari e chiese dalle imponenti facciate seicentesche e settecentesche cui si affiancano le più modeste case del borgo.

Nulla resta dell’antica rocca, ricostruita e fortificata dall’Albornoz se non i sotterranei; rasa al suolo dal popolo nel 1500 per evitare che tornassero ad insediarvisi tiranni - ultimi i Colonna – e da li muovessero sanguinose scorribande all’interno della città seminando sevizie, distruzione e morte.

Nel museo diocesano di arte Sacra, allestito nella romanica chiesa di san Silvestro, affiancata dall’agile campanile in cotto, di tipo laziale (mattoncini rossi con finestre di duplice ordine, bifore e trifore, XI-XII secolo), si possono ammirare pregevoli opere pittoriche a olio su tela e su tavola a fondo oro che vanno dal XIII al XIV secolo di scuola alto laziale, umbra e senese, arredi e suppellettili sacre, statue e bassorilievi marmorei.

Di grande importanza storica ed artistica è la “madonna bizantina”, un mosaico su tavola dell’VIII secolo raffigurante il volto della Madonna con un guanto nero, parte di un più ampio mosaico proveniente dall’antica basilica costantiniana di San Pietro in Roma.

Nel museo civico sono conservate arche, fregi e arredi funerari etruschi, romani e medievali, provenienti dagli scavi archeologici e dalle ricognizioni eseguite sul territorio.

La centrale Piazza della Libertà è dominata dall’imponente facciata bianca in travertino della cattedrale di santa Maria Assunta.(chiesa del 1700 e facciata dei primi anni del 1901).

Al suo interno, al centro dell’abside, raccolta in una sobria cornice di stucco barocco, si può ammirare la meravigliosa pala dell’altare maggiore, olio su tela, raffigurante l’ “Assunta tra i sette Santi martiri” comprotettori della città, opera del Bottani (Cremona 1717 – Mantova 1784), l’altare maggiore in marmi policromi, il coro ligneo, la macchina processionale e la statua lignea del patrono Sant’Egidio abate. Sempre sulla piazza si affaccia il duecentesco palazzo comunale e l’ottocentesco palazzo dell’Orologio, già sede del Capitano del Popolo. Al centro della piazza la fontana pubblica, ipogea, terminale dell’antico acquedotto romano che con un salto di ampie arcate raggiungeva la sommità del tufo per poi diramarsi, attraverso una fitta rete di cunicoli per tutta l’ampiezza della città a servire le cisterne e le fontane pubbliche e private .

Cunicoli e cisterne sono oggi visitabili e, curiosità, insieme ad essi sono visitabili le antiche colombaie per l’allevamento dei piccioni torraioli e il “pozzo di neve”, precursore del nostro frigorifero, fatto realizzare dall’amministrazione nei sotterranei dell’ospedale per conservare i medicinali.

Il palazzo del Comune è stato ampliato nel 1800 con l’annessione del più importante “Palazzo Nuzzi” la cui facciata, opera dell’architetto romano Carlo Francesco Bizzaccheri (1600), si apre imponente su piazza del Plebiscito. Al suo interno pregevoli gli affreschi dell’aula consiliare e dello studio del sindaco (già del cardinale Ferdinando Nuzzi) e i grandi oli su tela raffiguranti due scene bibliche, “Il convitto di Assalonne” e “La toeletta di Ester”.

Da visitare inoltre, la seicentesca chiesa di San Francesco, in piazza senatore Manni, con la pala d’altare raffigurante la “Madonna della Misericordia”, la chiesa di Santa Croce (XII-XIII secolo) con l’oratorio di Sant’Egidio, gli altari della “Madonna del Rosario” (seconda metà del ‘500) opera di Giorgio da Orte e del “Crocefisso” scultura lignea del 1600 di pregevole fattura, opera di anonimo, la “Casa di Giuda” in piazza Belvedere, palazzetto in blocchi di tufo sorretti da colonne e trabeazioni in travertino che trae il nome da un traditore della città.

Nella cornice delle rievocazioni storiche dell’“Ottava de Santo Egidio”, ( 31 agosto-12 settembre) Orte si veste a festa: le vie, le piazze e i palazzi si colorano dei drappi e delle bandiere con gli stemmi araldici delle sette contrade - San Gregorio, Porcini, Sant’Angelo, San Giovenale, Olivola, san Biagio e San Sebastiano - in cui era anticamente divisa la città.

La sera del 31 agosto viene portata in processione per le vie della città la statua di Sant’Egidio, accompagnata dal clero, dagli alfieri, dai gonfaloni, dagli arcieri, dai magistrati, dai priori, dal podestà, e dal popolo; al rientro in Cattedrale il Vescovo benedice i gonfaloni decretando così l’inizio della “Festa”.

I “popolani” aprono le tradizionali “taberne” nelle quali giovani in costume servono le pietanze della tradizionale cucina locale annaffiate da un buon “rosso”; giullari, artisti di strada, compagnie teatrali, musici e personaggi in costume animano la vita cittadina.

Tutto culmina la seconda domenica di settembre (quest’anno il 12 settembre) con il “bando del Palio”, la grande rievocazione del Corteo Storico, il “Palio degli arcieri”, gara di tiro con l’arco all’anello d’argento; a tarda sera, lo spettacolare “Gioco di bandiere” in piazza della Libertà conclude la manifestazione.

E’ nella cornice delle rievocazioni storico-religiose medievali dell’“Ottava de Santo Egidio” patrono della città, che la Città di Orte, l’Amministrazione Comunale e l’Ente Ottava medievale sono lieti ed onorati di ospitare il prestigioso evento internazionale organizzato dal Centro Internazionale Antinoo per l’Arte, per ricordare il 30° anniversario della nomina di Marguerite Yorcenaur ad Accademica di Francia.

A tutti quanti interverranno il nostro caldo e sincero saluto di benvenuto, nella certezza che la tradizionale ospitalità della “gente ortana” saprà soddisfare le attese, l’occhio e ……… il palato dei graditi ospiti.

Dino Primieri
Sindaco

Francesco Galli
Vicesindaco


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