::::: Tutto low cost  Tutto viaggi  Tutto automobili
Logo TusciaWeb
Archivi | Mailing | Contatti | Primo | Provincia | Roma Nord | Lazio | Sport | Flash | Forum |Dossier | Gallery| TwTv| Corriere2000|





Civita Castellana - Il messaggio di auguri del vescovo Romano Rossi
Il Natale parla a ciascuno di noi
Viterbo - 22 dicembre 2010 - ore 12,15

Riceviamo e pubblichiamo
Il vescovo Romano Rossi
- Natale è una festa che parla a ciascuno di noi e manifesta il dono di Dio a tutti i livelli nei quali si articola la nostra vita: le singole persone, le famiglie, le comunità di appartenenza.

Anche la Chiesa, e in particolare penso alla nostra Chiesa diocesana, si accinge a vivere il suo Natale. Se permettete, è questo il Natale del vescovo. La diocesi è la sua famiglia, è la sua vita, è la sua stessa ragione di esistere.

Anche il vescovo per la sua famiglia diocesana aspetta il Natale. Aspetta e chiede al Signore il Natale come grazia per la sua comunità diocesana. Il Natale, infatti, è prima di tutto grazia.

Ce lo sentiremo ripetere più volte nella liturgia del 25 dicembre: “E’ apparsa la grazia di Dio”.

Nel Natale cristiano entra nella sua fase culminante la rivelazione e la comunicazione di Dio all’umanità. Il fondamento della festa sta proprio nell’adempimento delle promesse del Signore di squarciare i cieli e discendere.

È vero, Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo figlio unigenito. Da Natale Lui sarà con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Non abbiamo più paura, né come singoli, né come Chiesa: Lui ha vinto il mondo.

Il Natale non è però soltanto una generica, pur se definitiva, manifestazione di Dio. Fin dalla creazione del mondo Dio, si era manifestato in tanti modi: creando, liberando, parlando, chiamando. E avrebbe anche potuto continuare allo stesso modo dal suo trono invisibile, anche se squisitamente attento ai nostri bisogni e sollecito verso le nostre miserie. Lo sa bene Israele.

Avrebbe potuto scegliere nuove forme imprevedibili e clamorose, spettacolari e capaci di attrarre gli uomini a Sé, nel segno della potenza e dell’ostentazione.

Invece, il Verbo si è fatto carne. Fra tutti gli ostensori attraverso i quali poteva far risplendere la Sua incantevole divinità, ha scelto la condizione umana, la condizione carnale, cioè l’uomo nella sua fragilità.

In questo modo ha sposato fino in fondo la nostra avventura e la nostra condizione. Nei tempi antichi gli uomini avevano paura che Dio si rivelasse perché temevano di morire al Suo cospetto. A Natale Egli sceglie di offrirsi a loro, a noi, nell’opacità, nell’apparente insignificanza di una comune storia di uomo.

Che meraviglia! L’uomo come il miglior vettore, il miglior piedistallo perché Dio potesse manifestarsi fino in fondo. A ben vedere la Sua assunzione della nostra carne ci riconcilia con la nostra carne e ne fa addirittura il cardine della salvezza.

L’uomo non ha più bisogno di inseguire impossibili direzioni dove trovare, il meglio per sé: Dio stesso glielo porta, incarnandosi nel grembo di una Vergine. Da quel giorno si è aperta per tutti l’occasione straordinaria per il recupero della propria dignità.

Sulle ali di Dio, non appesantite ma pienamente valorizzate dal fardello della nostra carne, potremmo finalmente spiccare il volo.

Ma c’è ancora di più: è nato Bambino! Un bambino avvolto in fasce, avvolto in una mangiatoia, sarà il segno della svolta con cui la Vita è entrata nella storia, Eterno nel tempo.

Un Dio venuto nella carne per insegnarci a crescere. E’ nato bambino per mostrarci che il chicco di senape potrà diventare un grande albero. La pazienza di crescere, il coraggio e la libertà di andare verso il nuovo sulle Sue tracce.

La normalità della debolezza non più ostentata come alibi per rimanere in basso, ma assunta e accolta, sul paradigma del neonato di Betlemme, come punto di partenza per le più ardite escursioni.

Ecco la Chiesa a Natale: Sacramento di Dio, mandata a tutti gli uomini, a ogni carne, per proseguire insieme il cammino di crescita verso il perfetto compimento. Il dono del Natale è la possibilità per tutti di crescere, di ripartire, di ricominciare. La tradizione ritorna per trarci fuori da ogni forma di ripetitività e accogliere la chiamata.

Il Natale è un dono per tutti, ma fa veramente Natale solo chi riprende il coraggio di muoversi. Chiedo al Signore e mi affido alla preghiera di tutti i lettori perché la nostra Chiesa diocesana viva questa festa di Natale nella contemplazione del dono di Dio, continuando a tessere relazioni con tutti gli uomini di questo territorio e accettando l’invito dell’angelo e la risposta dei pastori: andiamo, andiamo fino a Betlemme.

Romano Rossi
Vescovo di Civita Castellana


Copyright 2010 TusciaWeb - Chi siamo



Condividi

-