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Tribunale - Processo Miniera d’oro
Colpo di scena, possibile nuovo indagato
Viterbo - 22 dicembre 2010 - ore 3,30

- Potrebbe spuntare un nuovo indagato nell'inchiesta Miniera d'oro.

Si tratta di Luigi Di Paolo, l'ingegnere che avrebbe firmato i documenti per gli scavi della ditta Chiavarino a Civitella D'Agliano. Scavi che secondo l'azienda sarebbero stati una bonifica agraria. Mentre, invece, a detta dell'accusa, si trattava di un'attività estrattiva. Una cava abusiva.

La vicenda si trascina dall'ottobre 2009, quando, nel blitz “Miniera d’oro” della forestale, furono arrestati per corruzione il titolare dell'impresa edile Domenico Chiavarino e il sindaco di Civitella d'Agliano Roberto Mancini. Un’indagine imponente, interamente basata sulle migliaia di intercettazioni raccolte dalla Procura e poi azzerate dai giudici.

Ieri il processo è entrato nel vivo con l’ascolto dei primi testimoni dell’accusa, rappresentata dai pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci.
Tra questi, c’era anche l’ingegner Di Paolo, passato, in un attimo, da semplice teste a potenziale indagato.

Quando il pm gli ha chiesto se avesse firmato la Dia (Denuncia di inizio attività), Di Paolo ha risposto di sì, aggiungendo, però, che non era stato lui a redigere l’atto. “E’ stato Mancini – ha detto il teste in aula -. Io mi sono limitato a sottoscriverlo, dopo avergli dato uno sguardo sommario”. A quel punto, uno dei legali del sindaco di Civitella, Leo Mercurio, è scattato. “La dobbiamo avvertire che lei rischia di rilasciare dichiarazioni contro sé stesso”, gli ha detto il legale.

Alla fine, dopo una breve camera di consiglio, i giudici hanno deciso di stoppare la deposizione dell’ingegnere e di rinviarla alla prossima udienza del 15 febbraio. Di Paolo dovrà venire accompagnato dai suoi avvocati perché, come spiegato dal sostituto procuratore Stefano D’Arma, potrebbe finire nel registro degli indagati per falso ideologico.

E’ proprio nel documento firmato da Di Paolo che, secondo l’accusa, fu fatta passare una cava abusiva per una bonifica agraria. Il tutto, con la complicità del sindaco, che avrebbe ricevuto una tangente da 20mila euro in cambio.
Per il resto, gli altri testimoni hanno ripercorso le tappe dell'inchiesta dei pm D'Arma e Tucci. Dalla segnalazione degli scavi a Civitella, talmente profondi da raggiungere le falde acquifere, agli accordi tra Chiavarino, Mancini e i proprietari terrieri della zona, alcuni dei quali ascoltati in aula.

Sono stati gli stessi proprietari a dire di aver ricevuto denaro dall’impresa edile che, in cambio, otteneva il permesso di iniziare a scavare. Scopo dell’operazione, secondo l’agente della forestale Paolo Cerasi, sentito come teste, era estrarre ghiaia che Chiavarino avrebbe poi utilizzato o rivenduto. Un’ipotesi che però, secondo le difese degli imputati, è tutta da dimostrare.

Il processo proseguirà ora il 15 febbraio, con l’ascolto di altri testimoni e dell’ingegner Di Paolo, che dovrà presentarsi accompagnato dai suoi legali.


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