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Scrive Pietro Labate, guida ambientale della Tuscia
Un povero tasso preso in trappola e... salvato
Viterbo - 27 dicembre 2010 - ore 2,30

Il tasso imprigionato
La trappola
Pietro Labate
Riceviamo e pubblichiamo - Anche il giorno di Santo Stefano (primo martire), con un gruppo di escursionisti mi trovavo a svolgere la mia attività di guida ambientale escursionistica nella Tuscia.

Lasciato il frastuono dello shopping natalizio, speravamo di trovare un po' di sana pace tra le selvagge terre a ridosso dei Monti Cimini, ma appena iniziata l’escursione un’informe massa fangosa era appallottolata sotto una recinzione, avvicinandomi scoprivo con rabbia che si trattava di un tasso (meles meles) che era stato preso al laccio.

Il tasso è una specie protetta, i lacci sono mezzi vietati dalle legge.

Al laccio, criminali chiamati esseri umani, catturano, illegalmente, volpi, istrici, tassi e ogni altra specie di animale selvatico, a volte anche cani e gatti.

Le sofferenze dei malcapitati sono immani, quando restano impigliati per una zampa è frequente l’auto amputazione pur di liberarsi. Nel mio caso il tasso era strozzato all’altezza dell’addome, il muso ricoperto da alcuni centimetri di fango che gli impedivano di vedere, stremato dalla lunga notte di agonia era ormai vicino alla morte, dolorosissima.

Con l’uso di una tenaglia sono riuscito a tagliare il cavetto dei freni, che i bracconieri avevano legato ad una radice e dopo ripetuti getti d’acqua per liberare gli occhi il mustelide, lentamente è tornato in libertà.

Immediatamente è stato avvisata la Forestale per la denuncia.

Anche nel cosiddetto periodo di pace e fratellanza i nemici della natura non interrompono mai la loro funesta missione.

Pietro Labate


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