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Processo Gradoli - I giudici sostituiscono i consulenti del pm con un proprio esperto
Pick- up, battaglia sui periti
Viterbo - 4 dicembre 2010 - ore 2,10

Madre e figlia scomparse
Dossier Gradoli
Le immagini dell'udienza del processo di Gradoli
Ala Ceoban
Paolo Esposito
Enrico Valentini, legale di Paolo Esposito
Pierfrancesco Bruno, difensore di Ala Ceoban
Enrico e Maria Esposito, genitori di Paolo
Claudia Polacchi, avvocato di parte civile
Mario Rosati, legale di Paolo Esposito
Il pm Renzo Petroselli
- E' al centro delle indagini da poco più di due settimane e ha già scompigliato le carte.

All'udienza di ieri, del processo Gradoli, non si parlato d'altro che dell'ormai famoso pick-up. Lo stesso che, secondo l'accusa, Esposito potrebbe aver usato per disfarsi dei cadaveri di Tatiana ed Elena, e che, ora, dovrà essere esaminato da un perito. Già. Ma quale?

Il pm Petroselli aveva disposto che fossero i suoi consulenti a prelevare, con i tamponi, le tracce dal pick-up, per poi analizzarle.

L'incarico era già stato assegnato, mercoledì mattina, a quattro militari del Ris di Roma. Due per le impronte digitali (Iuliano e De Simone). Due per le tracce biologiche (Berti e Santacroce). Si trattava solo di aspettare il 14 dicembre, per dare inizio ai rilievi.

E invece la corte ha azzerato tutto. Smontato la strategia dell'accusa e stravolto completamente l'impostazione dei nuovi accertamenti voluti dalla Procura.

Non saranno più, infatti, i periti dell'accusa a repertare le tracce sul furgone e ad analizzarle. Tale compito spetterà, da oggi, al consulente nominato dai giudici: la dottoressa Elena Pilli. L'antropologa molecolare dell'Università di Firenze che, in passato, estrasse il dna dalle tracce di sangue trovate nella villetta di via Cannicelle.

La decisione è stata presa dopo l'eccezione delle difese di Ala e Paolo, che avevano avanzato le loro perplessità. Specie sulla questione del nuovo procedimento penale aperto dal pm a carico di Augusto Pesci, Alberto Colangeli e Maurizio Prono, indagati per favoreggiamento personale proprio in relazione al pick-up.

Il furgone, infatti, era gestito dalla cooperativa della quale i tre erano soci. E, secondo la Procura, c'è la concreta possibilità che lo abbiano prestato a Paolo Esposito.

"Quello che non capiamo - ha detto, in udienza, l'avvocato di Ala, Pierfrancesco Bruno - è perché il pm abbia deciso di fare questi accertamenti sul pick-up nell'ambito di un nuovo procedimento, se poi li userà come prove in questo processo. Troviamo che, in questo modo, siano violati i diritti delle difese".

Da qui, la richiesta alla corte di incaricare un proprio perito superpartes, di acquisire il verbale di sequestro del pick-up e la relazione con i risultati degli accertamenti preliminari sul furgone, eseguiti dai Ris con il luminol.

Il pm ha ribattuto di non potersi rivolgere alla corte, perché "la corte non ha nessun elemento per dire che il pick-up sia interessato al processo". La parte civile si è detta d'accordo, sottolineando il fatto che, nel caso in cui fosse la corte a incaricare un perito, i nuovi indagati non avrebbero voce in capitolo. Non potrebbero, cioè, nominare i propri consulenti.

Alla fine, dopo un'ora di camera di consiglio, i giudici Turco e Pacioni e la giuria popolare hanno annunciato la loro intenzione di affidare l'incarico alla dottoressa Pilli e alla polizia scientifica.

Quest'ultima andrà alla ricerca delle eventuali impronte e tracce. Se saranno trovate, la Pilli estrarrà il dna e lo confronterà con quello di Elena e Tania.

La nomina sarà formalizzata nell'udienza del 10 dicembre.

Il processo, intanto, proseguirà questa mattina, con l'ascolto dei primi tre testimoni della difesa: un appuntato della caserma di Gradoli e i comandanti dei carabinieri di Onano e Latera.


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