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Processo Gradoli - Macabra ipotesi emersa durante il dibattimento
Tatiana ed Elena divorate dai cinghiali?
Viterbo - 4 dicembre 2010 - ore 14,30

Madre e figlia scomparse
Dossier Gradoli
I testimoni dell'udienza di questa mattina al processo di Gradoli
Il maresciallo Marco Fioretti del nucleo operativo di Tuscania
Il brigadiere Maurizio Valeriani
Renato Partenza, comandante dei carabinieri di Onano
Claudio Sterbini, comandante dei carabinieri di Latera
L'appuntato Luigi Migliaccio
Ala Ceoban
Paolo Esposito
Enrico Valentini, legale di Paolo Esposito
Pierfrancesco Bruno, difensore di Ala Ceoban
Claudia Polacchi, avvocato di parte civile
Mario Rosati, legale di Paolo Esposito
Il pm Renzo Petroselli
- Seppellite in un bosco e mangiate dai cinghiali.

Potrebbe essere stata questa, almeno secondo la Procura, la fine di Elena e Tatiana Ceoban, madre e figlia moldave scomparse il 30 maggio 2009.

Una macabra ipotesi mai considerata, finora. O per lo meno, mai avanzata pubblicamente durante una delle udienze del processo Gradoli, che vede imputati gli ex amanti Paolo Esposito e Ala Ceoban (rispettivamente convivente e sorella di Tatiana) per duplice omicidio e occultamento di cadavere.

E' stato uno dei testimoni, il comandante dei carabinieri di Latera Claudio Sterbini, a riferire che, nell'ambito delle ricerche di Elena e Tania, furono avvisati anche i cacciatori di cinghiale.

"Gli fu detto di comunicarci qualsiasi particolare sospetto che potessero notare, durante le battute di caccia - ha spiegato, alla corte, il maresciallo -. I cacciatori si muovono in gruppi numerosi, di 24 persone, con cani al seguito. I capicaccia sapevano e sanno di doverci chiamare subito, nel caso in cui qualcuno trovi qualcosa".

A quel punto, il pm Petroselli ha chiesto al maresciallo se i cinghiali si nutrono di carne umana. Come a voler suggerire che, se davvero Tania ed Elena sono state uccise, non c'è alcuna speranza di trovare i corpi integri. Meno che mai, se qualcuno le ha nascoste in un bosco o in campagna. Gli animali selvatici potrebbero aver fatto razzia dei cadaveri.

"I cinghiali mangiano perfino il maiale, che appartiene alla loro stessa famiglia - ha risposto Sterbini -. E' probabile che si nutrano di carne umana...".

Gli altri quattro testimoni, tutti carabinieri in forza nelle caserme di Tuscania e Onano, hanno ripercorso alcune fasi delle indagini. Per lo più le "battute" di ricerca nelle campagne del Viterbese e i sopralluoghi nella villetta di via Cannicelle, dove Paolo e Tania vivevano con Elena e la loro figlia minore.

In aula è stato ascoltato il brigadiere Maurizio Valeriani, che scattò le foto della prima perquisizione in casa Esposito.

Il presidente Pacioni gli ha chiesto spiegazioni sulla foto del cumulo di libri sul letto di Elena, tra i quali si intravede anche un rettangolo giallo. Forse, la famosa cartellina contente i documenti di Elena e Tatiana, ritrovata nel sopralluogo successivo sullo scaffale di una libreria.

"Non ricordo se questa è la prima foto che ho scattato - ha detto Valeriani -. Non saprei dire se la stanza era già in questo stato, al nostro arrivo, o se fu spostato qualcosa".

Per vederci più chiaro, l'avvocato Pierfrancesco Bruno, della difesa di Ala, ha chiesto l'acquisizione di una copia in dvd di tutto il fascicolo fotografico dell'11 giugno.

Dai file in jpg sarà, così, possibile, risalire alla data e all'ora dello scatto, per avere una cronologia precisa delle foto. Il tutto, nel tentativo di capire quali siano state scattate prima e quali durante le perquisizioni dei carabinieri.

L'udienza proseguirà il 10 dicembre, con la nomina dei periti e l'ascolto di dieci testimoni.


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