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Mini-inchiesta del programma di Rai3 sulle armi chimiche e l'alga rossa
Il lago di Vico approda su Blob
Viterbo - 4 ottobre 2010 - ore 16,30

Le immagini del lago di Vico di qualche mese fa, durante la fioritura dell'Alga rossa
- Acquapazza. Questo il titolo della mini-inchiesta sul lago di Vico andata in onda ieri sera alle 20 su Rai3.

Un servizio di poco più di 10 minuti realizzato da Fabio Masi per Blob e interamente dedicato all'inquinamento del lago di Vico. Un problema che, dalle proteste dei comitati locali, è rimbalzato direttamente su un'emittente nazionale.

"Nel lago di Vico - ha spiegato Giuseppe Nascetti, prorettore dell'Università della Tuscia, intervistato da Blob - è in corso un inarrestabile processo di eutrofizzazione. Da oligotrofo, il lago sta diventando eutrofico, cioè, ricco di azoto e fosforo, che hanno indotto la fioritura dell'alga rossa, che si nutre di queste due sostanze".

Come spiegato da Nascetti, l'alga rossa produce delle microcistine che rendono l'acqua tossica e quindi inutilizzabile, specialmente in inverno.

A rincarare la dose, la dottoressa Antonella Litta, dell'associazione italiana Medici per l'ambiente, anche lei intervistata da Blob.
Secondo la Litta, le microcistine potrebbero compromettere in particolare la salute dei più piccoli e il loro processo di crescita.

Non solo. Oltre al problema dell'alga rossa, c'è quello dei metalli pesanti nei sedimenti del lago. "Dalle analisi di quest'inverno - dice Nascetti - è risultata una quantità di arsenico superiore alle aspettative e ai limiti consentiti".

A detta del portavoce del comitato acqua potabile Raimondo Chiricozzi, la campagna informativa dei Comuni di Caprarola e Ronciglione è stata poco incisiva. "Le ordinanze di non potabilità sono state emesse - ha affermato Chiricozzi -, ma sono poco chiare e scarsamente pubblicizzate. I cittadini non sanno se l'acqua è potabile o no".

Il servizio è proseguito con l'intervista all'avvocato Enrico Mezzetti che, nel '96, si occupò della vicenda del ciclista raggiunto dalla nube di fosgene mentre transitava nei pressi del centro chimico. "L'ultima vittima europea della armi chimiche", come fu definito dal giornalista Gianluca Di Feo.

"Il centro chimico - ha detto Mezzetti alle telecamere di Rai3 - conteneva armi prodotte da industrie italiane tra la prima e la seconda guerra mondiale. Un rapporto del ministero dell'Ambiente dell'epoca conferma che, in quegli anni, era in corso un'opera di inertizzazione di decine di bombole di fosgene. Ma il sottosuolo poteva benissimo contenere altre sostanze, altrettanto pericolose".

Un monito terrificante, quello del ministero. Che, secondo Nascetti, non può essere ignorato. E che richiede un'azione su entrambi i fronti: lago e centro chimico. "Non possiamo lasciare al suo destino un sito di interesse comunitario e di straordinaria bellezza, come il lago di Vico. Anche perché nel 2015 arriveranno le procedure di infrazione da Bruxelles, con milioni di sanzioni. A quel punto sarà troppo tardi per rimediare".

Lo staff di Blob, in realtà, ha un'altra idea. Per il lago di Ronciglione e Caprarola è già tardi. Il servizio termina con un sottofondo musicale più che significativo: la marcia funebre di Chopin. Come a dire che il lago di Vico è spacciato.


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