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L'opinione di un candido democristiano
Bonaventura, Benedetto e Chiarinelli
di Renzo Trappolini
Viterbo - 5 settembre 2010 - ore 1,35

Renzo Trappolini
- Il 6 settembre di un anno fa è venuto a Viterbo e Bagnoregio Benedetto XVI per incontrare Bonaventura e capire dove si era formato il dottore della Chiesa, oggetto di suoi studi.

Un omaggio all’identità culturale della Tuscia la quale avrebbe potuto - e potrebbe ancora disponendo di un’importante università lodata nell’occasione dal Papa - potenziare scientificamente l’attività del Centro studi bonaventuriani della signora Michelina Tecchi con la consulenza del vescovo teologo Chiarinelli che così continuerebbe a legare la sua scienza al territorio anche dopo che, per ragioni di età, avrà lasciato la guida della Diocesi.

Il 5 settembre di quest’anno, esattamente 12 mesi dopo, Benedetto XVI a Carpineto Romano incontra il suo predecessore Leone XIII, il papa della prima enciclica sociale, la Rerum Novarum, che iniziò i suoi studi a Viterbo in un collegio allora tenuto dai gesuiti e dove, in occasione della festa di S.Rosa – come scrisse in una lettera del 1822 – veniva a trovarlo la madre, donna Anna Prosperi Buzzi.

Leone XIII, succeduto all’ultimo papa re, Pio IX, si trovò alle prese con una situazione finanziaria non facile, dopo che le offerte – cospicue – che continuavano ad arrivargli dal mondo erano state investite in operazioni sui mercati del debito pubblico nazionale ed internazionale e nel finanziamento dell’attività edilizia, dapprima in forte sviluppo e poi depressa in una delle ricorrenti bolle immobiliari (un nipote del pontefice, Carlo, aveva garantito il proprio debito con l’ ipoteca su un immobile in Viterbo).

Per rimettere in ordine i conti e recuperare i crediti, papa Leone chiamò un viterbese di Montefiascone, monsignor Mario Mocenni che poi nominò cardinale e suo esecutore testamentario.

Come spesso accade, nonostante i buoni risultati ottenuti, nel 1903, con il nuovo papa Pio X, Mocenni fu messo in disparte e l’anno successivo morì. Nonostante provenisse dalla carriera diplomatica dicono che circolasse nei palazzi vaticani con una frusta papalina in testa, l’abito sovente sgualcito e una vecchia pipa in mano, dando del tu a uscieri ed ecclesia stie, precisa Benny Lai – “ come usava il popolo della provincia di Viterbo dove era nato.

Renzo Trappolini


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