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Processo Gradoli - Telecamere, cellulari e biglietti "protagonisti" del dibattimento
Tatiana all'Unieuro, ma a che ora?
Viterbo - 14 gennaio 2011 - ore 18,50

Madre e figlia scomparse
Dossier Gradoli
Le immagini dell'udienza del processo di Gradoli
Il maresciallo Fortunato Casile, comandante della seconda sezione del nucleo investigativo di Viterbo
Carla Macera, responsabile dell'Unieuro
Davide Pesci, vice responsabile dell'Unieuro
Ala Ceoban
Paolo Esposito
L'avvocato di Ala Pierfrancesco Bruno
Esposito e i suoi avvocati, Enrico Valentini e Mario Rosati
Gli avvocati di parte civile Luigi Sini e Claudia Polacchi
Il pm Renzo Petroselli
La corte
- Una videocamera mai sequestrata. Un cellulare trovato in via Piave. Un messaggio sulla scrivania di Elena.

Sono i "protagonisti" dell'ultima udienza del processo Gradoli, a carico degli ex amanti Paolo Esposito e Ala Ceoban, accusati di aver ucciso le due donne moldave scomparse Elena e Tatiana.

Il nuovo giro di testimonianze di questa mattina ha visto sfilare davanti alla corte il direttore dell'Unieuro Carla Macera e il suo vice Davide Pesci. Entrambi chiamati a riferire sulla videocamera che Tatiana avrebbe comprato proprio nel negozio di elettronica in via Garbini il giorno della scomparsa, per poter registrare la recita della figlia.

A dimostrarlo, c'è il filmato delle telecamere del negozio, che hanno ripreso Tatiana nell'atto di pagare l'oggetto alla cassa alle 14,02 del 30 maggio 2009.

Gli orari, però, non tornarno. La dipendente che ha servito Tatiana, Daniela Mariani, ascoltata come teste, disse di aver iniziato il suo turno alle 15, quel giorno. Com'è possibile che gli orologi delle telecamere segnassero le 14,02? Forse andavano male, ipotizzano i difensori degli imputati. O forse ha sbagliato la Mariani, suggerisce l'avvocato Sini.

Il vicedirettore dell'Unieuro, comunque, una sua idea ce l'ha. "L'orario delle telecamere poteva anche essere sbagliato, ma quello del Bancomat no. A noi risulta che la signora ha pagato con Bancomat alle 14,19 e lo scontrino è delle 14,16".

La questione videocamera (che finora non era mai stata sequestrata) si chiude solo quando la corte dispone che venga mostrata in aula alla prossima udienza.

Poi si passa al maresciallo Casile. E quindi, al cellulare ritrovato nel locale di via Piave, di proprietà di Esposito e sede del circolo An.

E' lo stesso telefono in cui Elena, alle 17,36 del 30 maggio, ricevette l'ultima telefonata dalla madre. Un Motorola che, contrariamente al cellulare trovato in casa di Esposito, non fu sequestrato subito, ma soltanto il 4 agosto. "Perché?" chiedono le difese. Il maresciallo Casile non sa dirlo, con precisione. E il pm Petroselli sbotta: "Non si può fare il processo all'investigazione!".

Casile si è soffermato anche sulla trasferta dei carabinieri a Grosseto, dove Ala diceva di aver trascorso la notte del 30 maggio. "Siamo andati prima alla stazione - ha detto il maresciallo -, poi a casa di un'amica di Ala, Irina Kulyk. Infine, in un giardino e in una discoteca". Tutti luoghi in cui Ala diceva di essere stata il giorno della scomparsa della sorella e della nipote. Invece era a Gradoli con Esposito.

Ultimo elemento emerso dall'udienza, il biglietto lasciato da Tatiana a Elena sulla scrivania della sua cameretta. Casile non ne ricordava il contenuto, che secondo le difese, era più o meno questo: "Prendi le chiavi di casa, poi ti spiego". Firmato "Mamma".

L'indizio di un progetto di fuga? Forse. Ma sul foglietto non c'è una data. Né è mai stata fatta una perizia calligrafica che attesti che fu davvero Tatiana a scriverlo.

Un punto interrogativo che, forse, sarà chiarito nella prossima udienza del 21 gennaio, con l'ascolto dei prossimi testimoni: tre carabinieri del Ris e un consulente informatico.


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