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Giallo di Gradoli - L'avvocato Valentini, dopo la sentenza, ha incontrato in carcere l'elettricista condannato - Il generale Garofano invia a Esposito un messaggio di solidarietà
Paolo, disperato e in lacrime ma combattivo
di Francesca Buzzi
Viterbo - 16 maggio 2011 - ore 1,20


Paolo Esposito subito dopo la sentenza della corte d'assise
L'avvocato Enrico Valentini

Madre e figlia scomparse
Dossier Gradoli
- “Non è possibile, non è possibile”.

E' questa la frase che Paolo Esposito continua a ripetere in carcere dopo la dura sentenza di venerdì che lo ha condannato all'ergastolo per il duplice omicidio della convivente Tatiana e della figlia Elena Ceoban.

Subito dopo il verdetto della corte d'assise del tribunale di Viterbo, Esposito è tornato in carcere e il suo legale Enrico Valentini è andato a fargli visita.

“L'ho trovato profondamente scosso – spiega l'avvocato – come lo sono, del resto, io stesso. Quel momento, così drammatico e commovente ci ha colpiti tutti. Ha colpito, ovviamente, Paolo che deve fare i conti con una sentenza brutale, ma anche me e i miei colleghi che abbiamo combattuto questa battaglia insieme a lui”.

Paolo è disperato. Piange, non mangia, non riesce a dormire. Il crollo psicologico dopo una decisione del genere era prevedibile, ma non per questo meno sconvolgente.

Il carcere a vita, l'isolamento diurno per un anno e la decadenza della patria potestà sulla figlia avuta da Tatiana. Colpi difficili da incassare e pesanti da sopportare.

Ma né l'avvocato Valentini né lo stesso Esposito hanno intenzione di arrendersi.

“Il prossimo passo lo faremo non appena ci verranno comunicate le motivazioni della sentenza – dichiara Valentini -. A quel punto avremo terreno fertile su cui continuare a combattere. Paolo è sicuramente provato, ma non si dà per vinto.

Sa bene che faremo di tutto per trovare la via verso la verità e la giustizia. Senza presunzione, e pur con l'amaro in bocca in seguito alla decisione della corte, sono fiero di sottolineare che Esposito ritiene che io e i miei colleghi abbiamo fatto il possibile e continueremo a farlo”.

Intanto da più parti arrivano dimostrazioni di solidarietà e di comprensione per Paolo Esposito.

“Le guardie carcerarie nutrono una grande stima per lui – racconta ancora Valentini -. Gli sono accanto da molto tempo ormai e hanno vissuto da vicino la sua storia. Il dramma dell'allontanamento dalla piccola che per mesi e mesi gli è stato impedito di vedere. Il dolore che giorno dopo giorno assaliva Paolo. Tutto questo, anche loro, lo hanno toccato con mano. E ora gli dimostrano solidarietà”.

Ma non è tutto. A mandare un messaggio di vicinanza e di invito a non mollare c'è anche il generale Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma che testimoniò in aula durante il processo, sostenendo che Paolo e Ala non avrebbero affatto cancellato le tracce di sangue dalla cucina della villa di via Cannicelle.

“Un nome chiaramente autorevole – commenta Valentini – che senza troppi dubbi si dichiara dalla parte di Paolo Esposito. Credo che non sia poco. E' un altro dei tanti segnali che ci fa sperare per il futuro e che ci convince ancora di più che dobbiamo e possiamo lottare”.

Insomma Valentini non si arrende. “Ogni volta che ci penso, ogni volta che vedo Paolo in quello stato, mi sale una rabbia inaudita – afferma il legale -. Ma tutto questo non si trasformerà mai in rassegnazione. Faremo valutare la sentenza, e le motivazioni quando le sapremo, da qualche esperto o, comunque, ci muoveremo in ogni modo possibile per avere giustizia e ricorrere in appello.

Paolo non riesce a dormire la notte per il peso della sentenza – conclude Valentini – ma mi voglio augurare che chi ha preso questa decisione riesca a farlo serenamente, altrimenti, sarebbe davvero molto, molto grave”.


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