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Politica - Fausto Bertinotti a Viterbo per presentare la sua rivista commenta le elezioni e parla di sconfitta per Berlusconi
"Centro? Non so cosa sia"
di Paola Pierdomenico
Viterbo - 19 maggio 2011 - ore 1,45



Fausto Bertinotti a Viterbo
Walter Mancini
Giancarlo Torricelli
- “Centro? Che cos'è il centro?”

Sono queste le prime parole di Fausto Bertinotti ai microfoni di Tusciaweb su una possibile grande coalizione della sinistra contro il berlusconismo.

“Il centro? – ribadisce, sorridendo -. No, davvero non so cosa sia. Ci sono termini della politica che sono così logorati, che si maneggiano per abitudine, senza conoscerne il significato. Che vuol dire centro? Non lo so.

Prima di ragionare con chi allearsi – dice, tornando serio -, bisogna sapere chi sei. Se lo sai, allora ti puoi mettere con qualcuno: ti puoi sposare, fidanzare o puoi convivere. Ma, ripeto, devi sapere chi sei. Ed è questo il compito della sinistra di oggi: dirsi chi è”.

Alla luce del voto delle amministrative, Bertinotti è quasi certo della fine dell'era Berlusconi, ma non del Berlusconismo. “Sono cauto sul risultato elettorale di Milano. Di sicuro è una sconfitta del premier e penso anche della seconda repubblica che si basa sull'antitesi Berlusconismo-anti berlusconismo.

Quest'ultimo - avverte - è, però, un fenomeno radicato e non basta, certo, una vittoria elettorale per eliminarlo. Bisogna costruire un'alternativa che, usando un termine forte, bonifichi l'inquinamento prodotto dal berlusconismo. Ci vuole una sinistra che, oggi, non c'è”.

Da cosa è dipeso, dunque, il risultato di Milano, dove il candidato Giuliano Pisapia ha staccato di sei punti il sindaco uscente Letizia Moratti?

Un calo del Pdl per le vicende giudiziarie del premier? Per i toni della propaganda elettorale? O magari per il ruolo preponderante della Lega? "E' semplicemente la fine di un ciclo", commenta secco Bertinotti.

Un'occasione che dovrebbe essere sfruttata dall'opposizione. “Pisapia ha ottenuto quella percentuale perché appartiene alla sinistra più originale rispetto a quella tradizionale che in maniera ripetitiva fa candidature, attraverso alchimie di partito e compromessi”.

Secondo l'ex presidente della Camera farebbe parte di questa categoria innovativa anche Nichi Vendola. “Nichi è una grande speranza. Anzi, di più. Una risorsa per tutta la sinistra e non per una parte. E' una presenza che anima un grande processo di partecipazione. Vendola è stato questo in Puglia e in Italia”.

Via libera alle scelte politiche di Milano, ma non a quelle di Napoli. “Tendo a non parlare dei partiti in campo – dice -, mi limito a dire che come a nel capoluogo lombardo il Pd ha azzeccato tutto, a Napoli, invece, ha sbagliato tutto”.

Bertinotti è venuto a Viterbo per presentare l'ultimo volume della rivista “Alternative per il socialismo” di cui è direttore. “Mi sono lanciato in questa avventura – afferma – perché non ci sono uomini per tutte le stagioni e, nella politica, come nelle altre attività bisogna fare i conti con l'età. Ma siccome la politica è soprattutto una passione di vita, la si può fare anche senza dirigere un partito o essere il ministro.

Lo scopo della rivista – continua – è favorire e aiutare la ricerca per costruire idee che rimettano la sinistra nella condizione non solo di vincere, ma anche di superare la grande crisi del nostro tempo: a partire dal disagio giovanile fino alla disoccupazione e la precarietà. E' questo il mio nuovo modo di fare politica: mettere a disposizione l'esperienza di una vita per rimediare i materiali che riportino la sinistra a essere interprete della speranza”.

Bertinotti, quasi in linea con la politica del rottamatore del Pd Matteo Renzi, sindaco di Firenze, si è detto favorevole a un ricambio generazionale.

Una scelta che lo avrebbe portato anche a porsi in secondo piano rispetto alla recente scena politica. “E' arrivato il momento che i giovani si impegnino in politica e soprattutto in quella attiva di direzione. Uno ci deve provare. Alla mia età, avendo fatto… - esita con lo sguardo all'insù per calcolare gli anni – quasi cinquanta anni di politica è ora che qualcun'altro lo faccia al posto mio.

E' inutile dire che ci vogliono i giovani e che devono crescere, se invece si resta sulle barricate a ingombrare il passaggio. Poi magari muori su quelle barricate – afferma ironicamente e annuendo a una voce che gli chiede se si riferisca al premier -. Meglio tirarsi via per far passare qualcun'altro”.

Infine, l'ex leader di Rifondazione comunista ha lasciato la città dei Papi, rispondendo a un'ultima domanda sulle dichiarazioni del premier che qualche giorno fa aveva detto che la gente di sinistra non si lava. “Insomma – esita afflitto e ripete – insomma... Confesso un fastidio per questo tipo di discussioni, se così possono definirsi. Preferisco non replicare. Preferisco disertare questo territorio inquinato”.


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